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Pubblica amministrazione, il Foia italiano entra a regime

pa foia 23 dicembre 2016

di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) - Il decreto che introduce in Italia il Freedom of information act, ovvero le nuove regole per l'accesso agli atti delle Pubbliche amministrazioni, è entrato a regime.

Le nuove norme sulla trasparenza, volute dalla ministra P.a. Marianna Madia e chieste per anni da diverse associazioni (in primis il Foia4Italy), sono state approvate a fine maggio dal Consiglio dei ministri.

Dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale le amministrazioni hanno avuto tempo sei mesi per adeguarsi alle nuove regole. Mentre le norme sulla pubblicazione "sintetica" di alcuni dati e dell'utilizzo delle banche dati per la trasparenza sono entrate in vigore da subito.

Il Foia più conosciuto è quello degli Stati Uniti, introdotto dall'allora presidente Lyndon Johnson nel 1966. La legge statunitense ha obbligato le agenzie governative a fornire a chi ne fa richiesta tutte le informazioni in loro possesso.

Dalle comunicazioni interne ai bilanci, dai dati alle circolari. Il rifiuto è previsto per motivi di segretezza e sicurezza. Tra i Foia in vigore in Europa c'è quello francese (del 1978) e inglese (del 2000).

Anche in Italia, in linea di principio, con la riforma la trasparenza diventa la regola, mentre il segreto l'eccezione. Il cittadino potrà fare domanda, senza dovere dare spiegazioni, per ottenere informazioni e documenti. La risposta dovrà arrivare entro un mese.

Vediamo nel dettaglio cosa prevede il testo:

STOP SILENZIO-DINIEGO
Eliminato dal testo, così come richiesto da Camera e Senato, il silenzio-diniego. Gli uffici ed enti pubblici che negheranno l'accesso a un documento dovranno motivare la decisione, entro 30 giorni.

DOPPIO BINARIO RICORSI STRAGIUDIZIALI
Anche in questo caso la richiesta è arrivata da entrambi i rami del Parlamento: sì al ricorso stragiudiziale per le controversie tra cittadini e P.a. sull'accesso agli atti, alternativo al ricorso al Tar.

Un cittadino potrà presentare ricorso, in caso un atto o un documento gli venga negato da un'amministrazione pubblica, non solo al Tar, ma anche al difensore civico (se si tratta di Comuni e Regioni) o al responsabile della prevenzione della corruzione della Pa stessa.

PER DEROGHE MOTIVI "CONCRETI". AD ANAC LINEE GUIDA
Anac sta definendo le linee guida contenenti i "paletti" che le Pubbliche amministrazioni potranno utilizzare per negare l'accesso agli atti ai cittadini che ne faranno richiesta.

La norma si riferisce all'articolo 6 del dlgs sui "limiti all'accesso civico", una parte molto criticata del decreto, che fissa l'elenco di documenti che non potranno essere rilasciati dalle P.a. Limiti giudicati troppo ampi secondo alcuni.

Nel testo finale, per mitigare il problema delle deroghe, è stato previsto che il diniego all'accesso possa avvenire solo se necessario per evitare un pregiudizio "concreto" alla tutela di degli interessi pubblici e privati elencati.

I primi si riferiscono alla sicurezza pubblica, nazionale, difesa e questioni militari, relazioni internazionali, politica e stabilità finanziaria ed economica dello Stato, conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento, regolare svolgimento di attività ispettive.

Per interessi privati si intende invece la protezione dei dati personali, la libertà e segretezza della corrispondenza; gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, compresi la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e i segreti commerciali.

A tutti questi si aggiunge il segreto di Stato. Un lungo elenco che dovrà essere limato e precisato dalle future linee guida.

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@ricci_sonia

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