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Il punto sul biotestamento, dopo le dimissioni della relatrice

senato 27 ottobre 2017

ROMA (Public Policy) - La presidente della commissione Igiene e sanità al Senato, Emilia Grazia De Biasi (Pd), si è dimessa da relatrice alla proposta di legge sul testamento biologico.

Adesso la palla passa alla prossima conferenza dei capigruppo che dovrà decidere se accettare di far arrivare il testo in aula senza mandato alla relatrice e, nel caso, quando far approdare il provvedimento in assemblea.

Visto l'imminente inizio della sessione di bilancio, a quanto si apprende, il testo potrebbe arrivare in aula tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre anche se i provvedimenti in coda iniziano ad essere parecchi, a cominciare dalla legge sullo ius soli, la pdl Cittadinanza.

L'annuncio era atteso da diversi giorni. Durante l'ultima seduta infatti la relatrice aveva preso atto del permanere di un altissimo numero di emendamenti. A fronte di oltre 3mila proposte emendative presentate, soprattutto da Forza Italia, Lega e centristi, solo Alternativa popolare aveva annunciato il ritiro dei suoi emendamenti.

"Non spetta a me come presidente della commissione decidere sulla calendarizzazione in aula del ddl - commenta De Biasi in una nota - Da questo momento, come da regolamento il provvedimento esce dalle competenze della commissione Sanità ed entra in quelle regolamentari della conferenza dei capigruppo. Le mie dimissioni da relatrice, non da presidente della commissione - conclude - ribadiscono ulteriormente l'importanza di approvare la legge sulle Dat. Legge rilevante e attesa".

Dopo la calendarizzazione molto dipenderà dalla mole di emendamenti che verrà presentata in aula. Se dovesse replicarsi la situazione che è venuta a crearsi in 12a commissione, con un mole di emendamenti che dovesse impedire il dibattito in aula, la maggioranza potrebbe decidere di ricorrere agli emendamenti canguro.

Un'ipotesi che era emersa già durante il dibattito in commissione su proposta del Movimento 5 stelle. Questi ultimi infatti hanno annunciato che voteranno il testo solo se non verrà modificato. Una posizione che, visti i numeri in aula, costringe la maggioranza a fare bene i conti, considerando il fatto che una eventuale seconda lettura dalla Camera, visto la fine imminente della legislatura, potrebbe essere un rischio. (Public Policy) NAF

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