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Resocónto

Sartre_image 20 febbraio 2015

ROMA (Public Policy) - di Gaetano Veninata -  Mentre il dibattito nazionale è tutto rivolto alla fine (?) del patto del Nazareno e si polemizza sulla tenuta del governo, al Senato più che dell'esistenza di una solida maggioranza si parla di esistenzialismo di una piccola minoranza. O meglio, si discute di cose serie: vincolo di mandato, Costituzione, votazioni a scrutinio segreto, democrazia interna nei partiti, Jean-Paul Sartre. Cosa c'entra il filosofo francese? C'entra, eccome.

Piccolo salto indietro: martedì 17 l'aula di Palazzo Madama era impegnata nel voto sulle dimissioni presentate da tre senatori ex 5 stelle, Giuseppe Vacciano, Ivana Simeoni e Francesco Molinari. Dimissioni, as usual, respinte dall'aula, come avviene di solito quando dei parlamentari fuoriescono da un gruppo di opposizione e - se non si avvicinano certo non si allontanano troppo - guardano con meno intransigenza alla maggioranza. Uno sguardo affettuoso, ovviamente ricambiato.

Applausi, strette di mano, trionfo della democrazia contro la tirannia del pensiero unico all'interno dei partiti (in questo caso dei movimenti), tutto bellissimo. Come le motivazioni con cui il senatore (ora che non sta più nei 5 stelle non si offenderà se non lo chiamiamo cittadino) Maurizio Romani, ha difeso il "caro Molinari", ovvero uno dei tre dimissionari: "Per l'esistenzialismo l'esistenza viene prima dell'essenza e questo è un modo per mettere al centro della vita l'uomo, la sua libertà di scegliere da sé quale significato darsi. L'uomo ha dunque la possibilità decisiva di dare significato e valore all'esistenza, in assoluta libertà rispetto a qualsiasi principio che si vuole precostituito ed in questo risiede l'ottimismo di chi può decidere da sé il proprio futuro e fare da sé le proprie scelte".

Bene. E ancora: Sartre, secondo l'amico Romani, "non accetterà mai la rigida dialettica che vuole l'uomo alla mercé di meccanismi storici a lui superiori, che lo rendano un oggetto completamente passivo. Non accetterà quindi ciò che di necessario, scientifico ed hegeliano vi era nella dottrina marxista. Questo infatti avrebbe limitato quel senso di precarietà in cui l'uomo si trova comunque a vivere, gettato senza alcuno scopo nel mondo".

Terribile, essere gettati senza alcuno scopo nel mondo, o in Senato. Ma Sartre è in buona compagnia: "Il senatore Molinari oggi ci ha ricordato l'anniversario della morte di Giordano Bruno - ha continuato Romani - il 17 febbraio del 1600, dopo lunghi anni di carcere e terribili violazioni della sua dignità. Alla politica del potere di alcuni Giordano Bruno contrappose una società di liberi ed uguali dove nessuno sia escluso dal diritto di avere diritti. Giordano Bruno ci ha insegnato a ribellarci a chi ci vuole gregge, asino, pulcino, ovvero in uno stato di perenne infantilismo alla ricerca di padri, padroni, padreterni, che promettono cieli e miracoli mentre intanto stabiliscono 'il mio' ed 'il tuo' nelle alleanze settarie nelle quali sguazzano".

Romani vuole un mondo di persone "pensanti e libere", e ci tiene a sottolinearlo: "Noi sappiamo, e lo sa bene anche il senatore Molinari, che combattere contro la menzogna e l'ipocrisia è un percorso difficile, che porta alla creazione di molti nemici, a volte molto violenti nelle azioni e nelle affermazioni, soprattutto se questi sono ex amici o compagni. Ma chi vuole un mondo di persone pensanti e libere, non ha altra scelta".

Lapalissiano, come le vibranti conclusioni: "Caro senatore Molinari, sono convinto che le tue dimissioni, come quelle di tutti noi, non sono dovute al desidero di tenersi i soldi o di ottenere più soldi in un mondo dove, con i soldi, si cerca di comprare tutto: si può comprare la giustizia, si può comprare il potere, pure il successo, pure qualche parlamentare. Una sola cosa non si può comprare: la conoscenza. Questa richiede uno sforzo individuale, che nessuno può compiere al nostro posto. Per conoscere devo faticare: se non fatico non conoscerò e non saprò nulla. Bene, è questo sforzo che ci dà diritto alla parola. È per questo motivo che credo debba essere rifiutata la tua richiesta di dimissione. In questo luogo c'è bisogno di sentire anche la tua parola, con la dignità della tua conoscenza. Noi abbiamo il dovere di spiegare ai giovani che la dignità non è un dono: la dignità, come il sapere, sono una faticosa conquista". E qui ci viene in soccorso, a noi ancora scossi, il resoconto stenografico: "Applausi dai Gruppi Misto-MovX e Misto-SEL". (Public Policy)

@VillaTelesio

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