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Quote rosa all'Europarlamento: libertà di voto si va cercando

Donne 26 marzo 2014

ROMA (Public Policy) - (di Serena Sileoni) Il Senato ha pochi giorni fa approvato una modifica alla legge elettorale per il Parlamento europeo, che introduce alcuni vincoli di genere alle candidature. La legge, ora passata alla Camera, ripropone anche per la rappresentanza europea il tema delle quote rosa, con effetti e problematiche tuttavia molto diversi rispetto a quelli che si sarebbero avuti nel caso di introduzione delle quote di genere per l’elezione al parlamento nazionale. Il sistema elettorale per il Parlamento europeo è infatti proporzionale con voto di preferenza.

Ciascun cittadino ha la facoltà di votare tre preferenze diverse, secondo quanto dispone la legge n. 18/1979. Rispetto, quindi, alle liste bloccate, su cui si sono scagliati e si scagliano ancora gli strali di chi le ritiene contrarie alla libertà di voto e allo stesso principio di rappresentanza, le liste per le europee sono aperte, e l’elettore ha facoltà di scegliere dalla lista tre soggetti a cui dare la preferenza. In altri termini, la libertà di voto, e la rappresentanza democratica che ne deriva, sarebbe più pienamente garantita di quanto non lo sia con la lista bloccata.

Per questo motivo, l’introduzione dei vincoli previsti dal disegno di legge approvato dal Senato sono confliggenti con il concetto di libertà del voto in misura maggiore rispetto a un’eventuale quota di genere nel sistema elettorale con liste bloccate, come quello vigente per il parlamento nazionale. Il disegno di legge prevede infatti che in ciascuna lista i candidati dello stesso sesso non possono eccedere la metà, e inoltre che nell’ordine della lista, i primi due candidati devono essere di sesso diverso.

Se non viene rispettato il primo vincolo, l’ufficio elettorale circoscrizionale riduce la lista cancellando i nomi dei candidati appartenenti al genere più rappresentato, procedendo dall’ultimo della lista; se non viene rispettato il secondo vincolo, il medesimo ufficio modifica la lista collocando dopo il primo candidato quello successivo di sesso diverso. Fin qui, tuttavia, i vincoli appartengono alla fase preliminare al voto.

Ma la legge si spinge oltre, e limita il diritto di elettorato attivo, in particolare la libertà di voto, laddove prevede che, se l’elettore esprime tutte e tre le preferenze, è obbligato a assegnarle a candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza. Le quote di genere sono opinabili per molti motivi. Ma, per come formulate nella proposta ora in discussione alla Camera, rischiano di essere non solo opinabili, ma anche contrarie alla libertà di voto, e quindi incostituzionali. (Public Policy)

(pubblicato su LeoniBlog)

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