Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

RAPPORTO 2013, CORTE DEI CONTI: DIFFICILE QUANTIFICARE I DEBITI PA

28 maggio 2013

DEBITI PA, CGIA: I PAGAMENTI ARRETRATI OSCILLANO TRA I 120-130 MILIARDI

COMPORTAMENTO AMMINISTRATIVO LA CUI DEVIANZA PATOLOGICA NON HA RISCONTRO IN UE

(Public Policy) - Roma, 28 mag - La questione dei ritardi
nei pagamenti ai fornitori e dei debiti fuori bilancio delle
Amministrazioni pubbliche ha assunto un grado di urgenza
crescente, sotto la spinta del continuo peggioramento delle
condizioni e delle prospettive economiche generali e, in
particolare, delle imprese.

La rilevante dimensione dell'operazione di smobilizzo dei debiti,
che interviene in concomitanza con la presa d'atto di un ulteriore
appesantimento della congiuntura economica, è destinata a
produrre, nel biennio 2013-2014, un peggioramento dei saldi
di finanza pubblica (indebitamento netto e fabbisogno di
cassa) e del livello del debito pubblico.

Lo scrive il Rapporto 2013 della Corte dei conti sul
coordinamento della finanza pubblica nel capitolo dedicato
al pagamento dei debiti Pa verso i fornitori.

"Di certo - scrive la Corte - si evidenzia un comportamento
amministrativo, la cui devianza patologica non trova
riscontro in altri Paesi europei: negli ultimi anni i tempi
di pagamento hanno superato in Italia, mediamente, i 180
giorni, a fronte dei 65 giorni della media europea".

Il fenomeno, precisa la suprema magistratura contabile,
riguarda tutto il comparto delle Amministrazioni pubbliche e
cioè oltre 20 mila unità nei distinti comparti dello Stato,
delle Regioni, delle Province, dei Comuni, degli Enti di
previdenza e delle altre amministrazioni centrali e
periferiche.

Per di più non è disponibile una puntuale misurazione dello
stock dei debiti della Pa nei confronti delle imprese perché
"a differenza di quanto è stato possibile per
l'analogo intervento adottato in Spagna, le Amministrazioni
pubbliche non dispongono di una sistematica e organizzata
documentazione sui crediti dei propri fornitori e sulle
fatture associate, a causa delle insufficienze dei sistemi
di contabilizzazione delle transazioni".

Il Rapporto registra la stima più recente della Banca
d'Italia, relativa al 2011, che valuta il totale dei crediti
delle imprese nei confronti della Pa in circa 90 miliardi
(84 miliardi nel 2010).

La Relazione al Parlamento approvata dal Consiglio dei
ministri il 21 marzo scorso, nell'anticipare dimensioni ed
impianto dell'operazione di smobilizzo dei debiti
commerciali, poi definita nel DL 35, prevede lo sblocco di
pagamenti alle imprese creditrici per un ammontare
complessivo di 40 miliardi nel biennio 2013/2014, la metà
dei quali da effettuare nella restante parte del 2013 e i
residui 20 miliardi nel 2014.

"La necessità - sottolinea la Corte - di ricorrere a misure
di intervento urgenti e di rilevanti dimensioni, come quelle
previste dal DL n. 35, origina dall'esigenza non rinviabile
di assicurare un immediato sostegno finanziario al sistema
delle imprese, in una fase di crescenti difficoltà economiche".

Ma, continua il Rapporto, il provvedimento costituisce
anche il riflesso del patologico accumulo dei debiti delle
Amministrazioni verso i fornitori; indice, a sua volta,
dell'inefficacia degli strumenti attivati nel passato per
ricondurre a normalità il rapporto tra Amministrazioni
pubbliche e imprese e per ridurre strutturalmente i tempi
delle regolazioni contrattuali".

La Corte precisa che agli "oltre 15 miliardi di residui
passivi complessivi a fine 2012 devono essere affiancati i
crediti maturati dalle imprese, ma non registrati nelle
normali scritture contabili (debiti fuori bilancio), a
seguito di obbligazioni assunte in assenza di stanziamenti
di competenza".

Come più volte rilevato dalla Corte dei conti, contenere la
spesa mediante manovre di finanza pubblica, realizzate
attraverso tagli lineari che incidono indiscriminatamente
tanto su spese discrezionali quanto su quelle obbligatorie a
limitata comprimibilità, e mediante vincoli alla gestione
dei flussi di tesoreria, se da un lato ha conseguito la
contrazione del disavanzo, dall'altro ha determinato
l'accumulo dei debiti fuori bilancio, delle giacenze di
tesoreria, dei residui passivi e dei residui perenti, in
continua crescita.

La dimensione dei debiti dello Stato verso gli enti locali
assume rilievo non solo sotto il profilo dell'affidamento
correlato agli impegni da esso assunti nei confronti dei
diversi livelli di governo, ma anche per le implicazioni che
ne derivano in termini di contrazione della liquidità,
fattore sicuramente incidente sulla formazione dei debiti
commerciali degli enti.

Guardando ai bilanci degli enti locali, la dimensione dei
debiti dello Stato ammonta, a fine 2011, a circa 9,6
miliardi. Dal lato del bilancio statale, nel 2011 il totale
dei residui passivi per trasferimenti agli enti locali
assomma a complessivi 9,8 miliardi.

Anche l'entità effettiva dei debiti commerciali delle
amministrazioni locali non è di semplice quantificazione.
Dai dati del consuntivo 2011 di Comuni e Province le spese
correnti impegnate e non pagate ammontano a circa 29
miliardi, di cui oltre 23 riferiti ai Comuni.

"In previsione - conclude la Corte - del superamento
dell'attuale fase emergenziale sarebbe auspicabile un
ricorso stabile e qualificato ai sistemi contabili delle
singole amministrazioni ai fini di un monitoraggio
strutturato da effettuarsi con strumenti conoscitivi più
capaci di rappresentare il fenomeno come il portato della
normale attività amministrativo contabile". (Public Policy)

SPE

© Riproduzione riservata