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RAPPORTO ACRI-IPSOS: RISPARMIO IN CALO, MA SI TORNA A SPERARE

30 ottobre 2012

(Public Policy) - Roma, 30 ott - Rimane alta la propensione
degli italiani al risparmio, ma coloro che riescono ad
accantonare parte del proprio reddito sono il 28%, e il 40%
consuma tutto ciò che guadagna. Sono alcuni dei dati
contenuti nella ricerca condotta dall'Associazione delle
casse di risparmio e fondazioni bancarie (Acri) con Ipsos,
presentata oggi a Roma e dal titolo "La sfida della ripresa
poggia sul risparmio".

Gli italiani continuano ad avere una forte propensione al
risparmio: il 47% non riesce a vivere tranquillo senza
mettere da parte qualcosa (percentuale in crescita rispetto
agli anni precedenti, era il 44% nel 2011 e il 41% nel
2010). Ma le famiglie che dicono di essere riuscite a
risparmiare sono solo il 28%, in calo di sette punti
rispetto all'anno scorso, quando erano il 35%, e il 36% nel
2010. Sono maggioritari coloro che spendono tutto ciò che
guadagnano e aumentano coloro che consumano i risparmi
accumulati o ricorrono al debito: sono il 31% quest'anno, il
2 per cento in più rispetto al 2011.

SI TORNA A SPERARE NELLA RIPRESA
L'86% degli intervistati ritiene che la crisi è molto
grave, confermando il dato dell'anno scorso. Più di tre
italiani su quattro pensano che la situazione non cambierà
prima di tre anni, nel 2015-2016.

Nonostante le difficoltà, si torna a sperare nella ripresa
economica. Il 45% è ottimista, contro il 38% dei pessimisti.
Il saldo positivo a favore degli ottimisti è una novità
rispetto all'anno scorso quando il rapporto era invertito e
doppio. I pessimisti vincevano di 14 punti percentuali. Si
riduce anche la sfiducia nei confronti del Paese. Erano
l'anno scorso il 54% oggi sono il 37%, più degli sfiduciati
(fermi al 32%).

In continuo calo la fiducia
verso l'Unione europea (oggi al 59%) e l'euro (il 69% non ci
crede) anche se sul lungo periodo, fra vent'anni, la
maggioranza del campione intervistato sostiene che la moneta
unica sarà un vantaggio.

GLI OSTACOLI ALLA CRESCITA
Sono solo il 3% dei mille intervistati coloro che
migliorano in un anno la propria condizione economica e
proprio l'asimmetrica distribuzione del reddito sembra
essere uno degli elementi che frenano la ripresa, per il 48%
degli intervistati. Segue la distribuzione del reddito in
generale (per il 23%), quindi le tasse (specie sui redditi
per il 36%) e sui consumi (per il 26%). Quindi segue
l'inefficienza dell'apparato Stato con il suo debito
pubblico (24%), l'assenza di una politica economia nazionale
(24%), l'eccessiva presenza dello Stato (per il 9%).

Gli italiani continuano a preferire gli investimenti
immobiliari su altri tipi di investimenti anche se di poco
rispetto a obbligazioni e titoli di stato e risparmi postali
(il 35% nel primo caso, il 32% nel secondo). Il
risparmiatore è attento alla rischiosità dell'investimento
anche se non è in grado di valutare i rischi di ogni
prodotto: solo il 19% si sente preparato.

In conclusione, per uscire dalla situazione di stallo
economico l'Italia deve contare solo sulle proprie forze (è
la risposta del 38% del campione) e per ridurre il debito si
ritiene che la ricetta sia in primo luogo la lotta
all'evasione fiscale (lo pensa il 45%), piuttosto che la
riduzione di servizi pubblici (23%) o la vendita di beni
dello Stato (19%). (Public Policy)

LAP

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