Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Realacci spiega perché hanno fatto fuori Realacci

ermete realacci 01 febbraio 2018

ROMA (Public Policy) - "Oscar Wilde diceva che 'solo i superficiali non giudicano dalle apparenze', penso che la mia esclusione, in particolare, sia in realtà legata a due scelte entrambe legittime. Da un lato la sottovalutazione della frontiera ambientale" e "in più, su di me, ha pesato la convinzione che ogni considerazione, su questi argomenti politici, fosse un attacco" alla leadership di Matteo Renzi, "che ho sostenuto anche nelle ultime primarie".

A scriverlo su Facebook è il presidente uscente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, commentando la sua esclusione dalle liste Pd alle prossime elezioni.

Riguardo alla sottovalutazione dei temi ambientali Realacci prosegue: "In questi anni la prospettiva della centralità della sfida ambientale si è molto rafforzata nel mondo, sia per l’emergere dei problemi, che per l’evidenza delle opportunità che si aprono con la green economy. Tutti i maggiori leader con l’unica eccezione di Trump, che meriterebbe un ragionamento a parte, si sono mossi, in forme diverse, su questa strada: da Obama a Macron, dalla Merkel a Trudeau a Xi Jinping".

"Lo hanno fatto - aggiunge - non perché sono più 'buoni' ma perché ne hanno colto le implicazioni politiche, economiche, sociali, geopolitiche. Matteo e chi gli è più vicino è di fondo convinto che questo tema non sia centrale e non sia pagante dal punto di vista elettorale. Nonostante i miei tentativi, pensa di coprirlo con qualche battuta e qualche allusione sparsa. Ma quel tempo è finito. Ritengo sia un errore grave che indebolisce la capacità di attrazione del Pd e invecchia la sua proposta politica ed economica".

In merito al rapporto con il segretario Renzi l'esponente Pd ricorda tre articoli, a sua firma, usciti in momenti diversi che, afferma, "sono stati considerati negativamente: l’articolo su l’Unità del 1° aprile 2016 in cui annunciavo il mio Sì al referendum sulle trivelle; un articolo su Linkiesta del 16 gennaio 2017 in cui ragionavo a partire dalla sconfitta sul referendum costituzionale; l’intervista a Repubblica dell’11 settembre 2017 dopo il lungo contributo di Walter Veltroni sulla sottovalutazione del tema ambientale. E, come aggravante, sono ancora convinto delle cose che lì sostengo".

"Per me la lealtà, in politica come nella vita, è molto importante, ma deve essere collegata ad un progetto condiviso e non coincide con la fedeltà - prosegue Realacci - Questi interventi erano atti d’amore per il nostro Paese e per il Pd un aiuto a rafforzare una leadership orientata al futuro. Non ho del resto mai pensato che i cortigiani de 'I vestiti dell’imperatore' gli rendessero un buon servizio".

Realacci ammette anche che "la compilazione delle liste è sempre un passaggio molto difficile e le polemiche sono inevitabili. Il passaggio è tanto più duro quando, come accade per il Pd, bisogna mettere in conto una forte diminuzione del numero dei parlamentari". Per l'esponente dem "è inoltre necessario e saggio garantire un ricambio, che va incrociato con la necessità di fare liste attraenti dal punto di vista elettorale, in grado di produrre gruppi parlamentari capaci di lavorare con efficacia e presidiare i temi chiave".

"Sono in Parlamento dal 2001 -ricorda - ed è assolutamente legittimo che si proponga un ricambio se si pensa di poter fare di meglio: nessuno è indispensabile, tanto meno io. Come è assolutamente comprensibile, anche se può non piacere, che il segretario di un partito cerchi di plasmare le liste in maniera a lui più consona. In forme diverse e non certo più lievi, polemiche e forzature ci sono state in tutti i partiti al voto".

Realacci rivendica poi l'aver contribuito a fondare il Partito democratico e l'aver sostenuto la leadership di Renzi: "Ero convinto - scrive - che la sua indubitabile e straordinaria energia vitale potesse essere messa al servizio anche di questa idea d’Italia, che a sua volta poteva dare forza e profondità alla sua spinta al cambiamento. In questa idea di politica e di Italia ecoreati e piccoli comuni, prevenzione e fonti rinnovabili, coesione sociale e Made in Italy, parchi e chimica verde sono chiamate a giocare in serie A e non a partecipare ad un torneo cadetto".

Il presidente uscente della commissione Ambiente, nonostante tutto, invita quindi a votare Pd ("Un buon risultato del Pd e della coalizione di centrosinistra è essenziale per dare spazio all’Italia che mi sta a cuore") e sgombra il campo da ipotesi di uscita dal partito: "Ci sarà tempo di discutere in maniera non superficiale a partire da un proverbio africano che dice 'se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme agli altri'. È un’indicazione che vale per tutti".

Realacci assicura infine che continuerà "ovviamente fuori dal Parlamento il mio impegno civile e politico, come è accaduto anche in questi anni con la Fondazione Symbola, con Legambiente e con tanti altri". (Public Policy) NAF

© Riproduzione riservata