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REBUS GOVERNO, LE DIVISIONI NEL PD ASPETTANDO LA DIREZIONE NAZIONALE

pier-luigi-bersani-pd 05 marzo 2013

bersani-pd

(Public Policy) - Roma, 5 mar - Tutti d'accordo sul fatto
che sia il segretario Pier Luigi Bersani a dover fare il
primo passo, andare alle consultazioni dal presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano con una sua proposta di
governo, anche se di minoranza. Ma su quali siano le
alternative se Napolitano rigetti questa eventualità, e se
il governo a guida Bersani non riceva la fiducia del
Parlamento, non c'è una linea comune. E' quanto emerge dalle
dichiarazioni di questa mattina dei dirigenti del Pd che si
riuniscono domani a Roma per la direzione nazionale del
partito.

SE NON C'È GOVERNO BERSANI SUBITO ALLE URNE
"Domani abbiamo la riunione della direzione - spiega
Stefano Fassina, responsabile economico del Pd a La
Telefonata su Canale 5 - Bersani ripeterà e articolerà la
proposta sintetizzata nei giorni scorsi. Noi siamo arrivati
primi sebbene non abbiamo vinto, quindi riteniamo che spetti
al Pd fare una proposta per verificare la possibilità di
fare un governo".

Ci sono due emergenze che vanno affrontate, per Fassina,
la prima sono i costi della politica, la seconda l'economia
e la situazione sociale. Verrano presentati domani, continua
l'esponente democratico, "alcuni punti specifici su entrambe
queste emergenze, questa sarà la posizione che porterà
(Bersani; Ndr) al capo dello Stato quando inizieranno le
consultazioni". Per Fassina non ci deve essere alcuna
alleanza con il Pdl, né un governo tecnico ("senza mandato
che attua un'agenda dettata da qualcun altro e che si è
dimostrata inadeguata a risolvere i problemi").

In caso di
mancanza di un appoggio al governo da parte del M5s (come
già preannunciato) per Fassina è "inevitabile un nuovo
passaggio elettorale, sperando che gli elettori consegnino
un risultato più chiaro".

GENTILONI CHIUDE AL PDL MA NON A UN GOVERNO TECNICO
Paolo Gentiloni, ex Margherita, ospite ad Omnibus su La7,
frena ed invita a non mettere nell'angolo Napolitano: "Il
Partito democratico ha il diritto-dovere, in quanto partito
di maggioranza relativa, di avanzare una propria
candidatura: il punto è, e mi auguro che così finisca la
direzione di domani, che questa ipotesi non sia perseguitata
come una specie di aut-aut o come un dovere del presidente
della Repubblica".

Continua Gentiloni, "un conto è dire che il partito ha
legittimamente il diritto di avanzare una proposta, e un
conto è vincolare il compito già complicatissimo del
presidente della Repubblica a dire o c'è un governo di
minoranza di Bersani appoggiato da Grillo (che peraltro non
lo appoggerà) oppure si torna a votare tra due mesi: questa
mi sembrerebbe una posizione troppo rigida". Gentiloni
chiude a un governo con il Pdl ma anche a nuove elezioni a
breve, "per l'Italia sarebbe un disastro".

VERINI CHIEDE AL M5S RESPONSABILITÀ
Ha ancora fiducia in un ripensamento di Beppe Grillo,
leader del M5s, sulla fiducia a un governo politico il
veltroniano Walter Verini: "Spero che da parte del M5S non
ci sia una chiusura totale. Guardando alla sostanza credo
che le consultazioni si giocheranno al Quirinale e lì ci si
prenderà le proprie responsabilità". Continua Verini sulla
riunione di domani: "Saremo tutti d'accordo nell'accogliere
la proposta di Bersani nell'avere la prima parola nelle
consultazioni. È un dovere per il partito come il nostro.

Noi vogliamo provare davvero a dare una risposta al Paese.
Per fortuna che c'è un presidente come Giorgio Napolitano
che saprà far tesoro delle istanze del Pd e di coloro che
hanno a cuore il Paese per trovare una soluzione".
Anche Verini esclude un ritorno al voto con questa legge
elettorale. (Public Policy)

LAP

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