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Resocónto

ikea 17 luglio 2015

ROMA (Public Policy) - di Gaetano Veninata - Ci sono parole che ritornano spesso, nel linguaggio istituzionale e di conseguenza in quello giornalistico. Una di queste è la parola "tavolo": apriremo un tavolo, pensiamo a un tavolo, è al lavoro un tavolo, sediamoci attorno a un tavolo, e via dicendo.

Lasciando perdere la stucchevole ripetizione di un linguaggio spesso vuoto (e mi riferisco a entrambi i livelli: istituzionale e giornalistico), c'è stato un caso, questa settimana, in cui la parola tavolo c'azzeccava, eccome.

In aula era in corso il question time. Tra le interrogazioni, anche una sulla vicenda Ikea, dopo gli scioperi che hanno interessato l'azienda svedese alla luce della decisione di revocare il contratto integrativo aziendale.

E la prima cosa a cui ha pensato il ministero dello Sviluppo economico, ovviamente, è stato un tavolo di confronto:

"Siamo disponibili a instaurare un tavolo per facilitare un dialogo, qualora una delle due parti ne faccia richiesta", ha infatti detto Federica Guidi, senza precisare se si tratterà di un Lak, un Hemnes, un Liatorp o, più semplicemente, di un italianissimo tavolino da bar. (Public Policy)

@VillaTelesio

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