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Resocónto

tartufo uncinato 05 giugno 2015

ROMA (Public Policy) - di Gaetano Veninata - I casi sono tre: ai nazifascisti piacciono i tartufi; agli attori vestiti da nazifasciti piacciono i tartufi; oppure è la solita, ennesima, storia che si ripete sempre due volte etc etc etc.

Ad Alessandria, a novembre, si svolge la Fiera nazionale del tartufo, che come è facile intuire riguarda il tartufo. Non il teatro e nemmeno il nazifascismo. Eppure, a novembre ad Alessandria è successo qualcosa che ha allarmato i nostri senatori, due in particolare, entrambi del Partito democratico: Daniele Borioli (che del Pd alessandrino è segretario provinciale) e Federico Fornaro. Qualcosa che riguarda i tartufi e il nazifascismo.

Ora, non so se esistano tartufi 'rossi', ma sicuramente ve n'è una specie denominata “uncinatum”, che matura in autunno, da ottobre a dicembre, nei boschi di latifoglie, su terreni argillosi. Non credo però che i senatori si riferissero a tale specie, quando in un'interrogazione in aula al Senato hanno chiesto al governo lumi su...su cosa?

Sul fatto che “nella giornata di domenica 16 novembre 2014, a Murisengo (Alessandria), in occasione dello svolgimento dell'annuale Fiera nazionale del tartufo, un gruppo di persone, vestite con costumi direttamente ispirati alle divise dei militari dei nazisti e fascisti che occuparono l'Italia settentrionale tra il settembre 1943 e il 25 aprile 1945, hanno inscenato una macabra rappresentazione, che ha destato sconcerto e indignazione nella cittadinanza locale e tra i numerosi visitatori della fiera”.

“La manifestazione – scrivono i senatori democratici - si è svolta senza alcuna preventiva richiesta di autorizzazione alle competenti autorità locali; si aggiunge la totale decontestualizzazione dell'evento, svolto in una manifestazione che attira numerose famiglie per motivi riconducibili al solo apprezzamento dei prodotti di eccellenza del territorio e, pertanto, particolarmente vulnerabile”.

Al Viminale l'ardua soluzione del giallo alessandrino. Uno scherzo? Nazifascisti golosi? O una ricercata apologia del fascismo? Innanzitutto, ha precisato giovedì scorso (4 giugno) in aula al Senato il viceministro Filippo Bubbico, le armi (sì, c'erano delle armi) erano finte. In secondo luogo, i “figuranti” erano 15, “appartenenti a tre diverse associazioni culturali”, dai nomi imponenti: “77º Lupi Solitari, Fiamme Nere e Associazione Gruppo Progetto 900”.

E che c'azzeccano col tartufo, direbbe qualcun altro? Ma niente, hanno solo “inscenato una rievocazione storica che prevedeva la presenza di figuranti civili, di militari della Repubblica sociale italiana e di partigiani del Comitato di liberazione nazionale e della brigata Garibaldi”.

Ma allora dov'erano i partigiani, forse non gradiscono i tartufi? “Il giorno 16 novembre – ci risponde Bubbico - sul posto era presente un solo figurante partigiano con un foulard rosso al collo, il quale successivamente si è allontanato dal luogo. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, l'assenza di figuranti partigiani sarebbe stata determinata dal fatto che gli stessi sarebbero dovuti giungere, in particolare, dalle zone del Tortonese e del Novese colpite il giorno precedente dai noti eventi alluvionali”.

Ecco svelato l'arcano. Fortunatamente il sindaco, a seguito delle “lamentele di alcuni visitatori” ha annullato “immediatamente la manifestazione storica (che era stata dunque autorizzata; Ndr) e gli organizzatori, dopo aver prontamente riposte le attrezzature e dismesse le divise, si sono allontanati. La fiera gastronomica è poi proseguita senza turbative per l'ordine pubblico né sono stati rilevati episodi di minaccia o ingiuria”.

In fondo, a chi non piace il tartufo, seppur uncinatum? (Public Policy)

@VillaTelesio

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