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RIFIUTI, ANTITRUST A REGIONE LAZIO: ALT ALLE DISCARICHE

tari, baretta: tassa in base a peso? Sarebbe passo avanti, non avrei obiezioni 10 settembre 2013

RIFIUTI, ANTITRUST A REGIONE LAZIO: ALT ALLE DISCARICHE

DAL PUNTO DI VISTA DELLA CONCORRENZA, È IL MODELLO PIÙ COSTOSO DI GESTIONE

(Public Policy) - Roma, 10 set - Passare da un sistema che di
fatto incentiva il conferimento dei rifiuti in discarica a
un assetto che privilegi raccolta differenziata e
inceneritori. Rivedere la regolazione regionale in materia
di gestione dei rifiuti urbani
con l'obiettivo di eliminare
in prospettiva distorsioni concorrenziali nel settore.

Lo chiede l'Autorità garante della concorrenza e del mercato in
una segnalazione inviata alla Regione Lazio
, al ministro
dell'Ambiente, al sindaco di Roma, al commissario delegato
per l'emergenza ambientale nel territorio di Roma e
Provincia.

Secondo l'Antitrust l'attuale assetto regolatorio ha di
fatto favorito lo smaltimento in discarica, che, anche dal
punto di vista della concorrenza, rappresenta il modello di
gestione di rifiuti meno auspicabile
: non consente alcun
tipo di valorizzazione economica del rifiuto e costituisce
dunque un costo sociale sia sotto il profilo ambientale sia
sotto quello economico.

Al contrario, rileva l'Autorità, la raccolta differenziata
è in grado di attivare numerose filiere a valle, consentendo
l'espansione di altrettanti mercati e l'ingresso di
operatori che altrimenti rimarrebbero esclusi. Anche il
recupero di energia
, che attiva un'unica filiera, quella
appunto della produzione di energia (e/o calore), può avere
un effetto positivo su quel mercato.

L'attuale regolamentazione ha invece portato, nel Lazio, ad
un ricorso eccessivo allo smaltimento in discarica,
destinazione finale del 71% dei rifiuti urbani (secondo dati
Ispra). La raccolta differenziata non è stata adeguatamente
promossa, ed è stato al contrario avallato un assetto
impiantistico caratterizzato da una grande capacità di
lavorazione di rifiuti indifferenziati (impianti di
trattamento meccanico biologico).

Al tempo stesso, il sistema di autorizzazioni dei termovalorizzatori,
che non consente di bruciare direttamente i rifiuti indifferenziati,
non ha permesso a tali impianti di svolgere nel Lazio il ruolo di
vincolo concorrenziale all'attività di smaltimento in
discarica che è stato invece riscontrato in altre Regioni
italiane.

A ciò si aggiunga che sia gli impianti in grado di
trasformare i rifiuti indifferenziati in combustibile da
rifiuto, sia gli stessi impianti di termovalorizzazione
vengono utilizzati a tassi ridotti
, con ciò favorendo
ulteriormente lo smaltimento in discarica dei rifiuti
indifferenziati.

Lo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati,
nonché il loro conferimento in impianti di trattamento
meccanico- biologico, avviene dietro pagamento, da parte dei
Comuni conferitori, di una tariffa definita dalla Regione,
sulla base della dichiarazione dei costi (a preventivo e a
consuntivo) presentata dalla società che gestisce
l'impianto. Anche questa attività di regolazione, tuttavia,
viene svolta con esiti che in alcuni casi producono
discriminazioni e restrizioni concorrenziali.

Ad esempio, non esistono determinazioni tariffarie
regionali relative agli impianti di trattamento
meccanico-biologico di proprietà di Ama, Azienda municipale
ambiente, con possibili conseguenze negative, quantomeno in
termini di carenza di controlli, sui costi di trattamento e
successivo smaltimento, che Ama ribalta sui cittadini.

Secondo l'Antitrust, la scelta di favorire, negli anni, il
ricorso allo smaltimento in discarica rispetto ad interventi
di recupero di materia dalla raccolta differenziata e di
energia dai rifiuti indifferenziati
, ha ostacolato il
raggiungimento di un assetto integrato di gestione dei
rifiuti urbani efficiente, nel quale le diverse modalità di
gestione venissero poste, laddove possibile, in concorrenza
tra loro.

Ne deriva che la tariffa a carico dei cittadini del Comune
di Roma per la gestione dei rifiuti
è tra le più alte di
Italia e seconda, fra le grandi città, solo a quella di
Napoli (dati Agenzia per il controllo e la qualità dei
servizi pubblici locali di Roma Capitale). (Public Policy)

SPE

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