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Riforma del cinema e colonne sonore: qualcosa non va

cinema musica 14 gennaio 2016

ROMA (Public Policy) - "La musica all'interno dei film è una componente sostanziale ma in Italia è bistrattata per qualità e investimenti, cosa che crea gravi danni soprattutto nei confronti dei giovani musicisti".

Così il presidente di Orchestra italiana del cinema, Marco Patrignani, in audizione davanti alla commissione Istruzione del Senato sulla riforma del sistema cinematografico e audiovisivo.

Il principale problema per la valorizzazione qualitativa ed economica della colonna sonora, secondo Patrignani, sta nel fatto che in Italia "la musica non è inserita all'interno del budget del film come avviene ad esempio ad Hollywood: in Italia è stata creata la figura dell'editore musicale a cui sono affidate tutte le spese, dagli studi di registrazione, all'orchestra, alla post produzione, con la possibilità di rientrare con il diritto d'autore".

Altro problema è "la consuetudine gravissima consolidata negli ultimi venti anni per cui si registrano colonne sonore nei Paesi dell'est Europa, a Praga, Sofia o Bucarest, Paesi che costano meno e hanno un vantaggio competitivo difficile da superare".

Il costo del musicista, infatti, è lo stesso "ma in Italia abbiamo un carico di oneri previdenziali e fiscali che raddoppiano il costo". Ad esempio, spiega Patrignani, se il costo medio di un musicista professionista è di 50 euro nette ogni tre ore di lavoro, in Italia diventano 100 euro.

"C'è uno squilibrio competitivo che crea danni irreparabili a tutta la filiera, soprattutto ai giovani che formiamo e che rimangono disoccupati. L'appello - aggiunge - è considerare seriamente nel disegno di legge sgravi fiscali verso i giovani musicisti e sgravi previdenziali". (Public Policy) FLA

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