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Tutto quello che c'è da sapere sulla riforma fallimentare

imprese fallimento 12 ottobre 2017

di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) - Allerta della crisi per far emergere precocemente la crisi d'impresa e ad una sua risoluzione assistita, strumenti di composizione extragiudiziale, eliminazione della procedura fallimentare e la sua sostituzione con quella di liquidazione giudiziale, più facile accesso ai piani risanamento e accordi di ristrutturazione dei debiti.

Sono alcune delle novità principali contenute nel ddl delega Fallimenti, approvato definitivamente in aula al Senato mercoledì mattina (172 voti favorevoli, nessun contrario e 34 astenuti). Il Governo punta a scrivere parte dei decreti attuativi entro la fine dell'anno.

Resta fuori dalla riforma la parte sull'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza, che durante l'esame alla Camera è stata stralciata dal testo e inserita in un ddl a parte. Questo, al momento, è in esame in commissione Industria a Palazzo Madama.

Il premier Paolo Gentiloni ha commentato su Twitter: "Diventa legge la riforma del diritto fallimentare. Un contributo per un'economia più sana che aiuterà la crescita".

Vediamo nel dettaglio cosa prevede il testo:

DAL FALLIMENTO ALLA LIQUIDAZIONE GIUDIZIALE

Il ddl modifica innanzitutto il lessico, prevedendo la sostituzione del termine "fallimento", con tutti i suoi derivati, con l'espressione "liquidazione giudiziale".

CRISI DISTINTA DA INSOLVENZA

I futuri decreti legislativi dovranno distinguere i concetti di stato di crisi e di insolvenza, configurando la crisi come probabilità di futura insolvenza. Questo dovrà confermare l'attuale nozione contenuta nella legge fallimentare, in base alla quale "lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori,i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni".

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@ricci_sonia

 

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