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L'incompatibilità nel ddl Pa (De Luca non c'entra)

camera 15 giugno 2015

ROMA (Public Policy) - di Fabio Napoli - La "precisazione dell'ambito di applicazione degli obblighi in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza delle amministrazioni pubbliche", diventa la "ridefinizione e precisazione dell'ambito soggettivo di applicazione degli obblighi e delle misure in materia di anticorruzione, trasparenza, inconferibilità e incompatibilità degli incarichi".

È questo il criterio di delega dell'articolo 6 del ddl P.a. (in materia di revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza), così come verrebbe cambiato da un emendamento depositato in commissione Affari costituzionali della Camera dal relatore, il deputato Pd Ernesto Carbone.

Un emendamento che avrebbe potuto far sorgere il dubbio, lì dove si parla di ex novo di "ridefinizione" degli "obblighi e delle misure in materia" di "inconferibilità e incompatibilità degli incarichi", che si trattasse di un tentativo di aprire le porte ad una possibile modifica della legge Severino (questione tornata al centro dell'attenzione dopo il caso De Luca). La nuova formulazione dell'emendamento inserisce anche un referimento "all'ambito soggettivo di applicazione" degli obblighi e delle misure che la delega vorrebbe ridefinire e precisare.

Il relatore tuttavia, sentito da Public Policy, smentisce decisamente: "con la legge Severino questo emendamento non c'entra niente. Andiamo a semplificare solo il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 e il decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39", rispettivamente "riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni", e "disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico".

Il dlgs 39/2013 è un provvedimento varato proprio in attuazione della legge Severino, nello specifico in attuazione dei comma 49 e 50, sull'attribuzione di incarichi dirigenziali e di incarichi di responsabilità amministrativa di vertice nelle pubbliche amministrazioni. Nel comma 50 si legge: "prevedere in modo esplicito, ai fini della prevenzione e del contrasto della corruzione, i casi di non conferibilità di incarichi dirigenziali, adottando in via generale il criterio della non conferibilità per coloro che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato".

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