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La proposta Lamanda sulla Pa. Intervista a Serena Sileoni

riforme 25 maggio 2015

ROMA (Public Policy) - di Sonia RicciRiorganizzazione "capillare" della Pubblica amministrazione (attraverso piani di ristrutturazione 'ad hoc') che vada di pari passo con la revisione della spesa pubblica e, quindi, non riveda solo alcuni settori pubblici, ma tutta l'amministrazione nel suo complesso. Sono queste le linee guida per una riforma sostanziale della P.a., contenute nella proposta di legge elaborata dall'associazione 'Giardino dei semplici', e condivise dall'Istituto Bruno Leoni, che ha rilanciato il progetto.

Serena Sileoni, vicedirettrice generale IBL, spiega la 'ratio' del progetto promosso da Carmine Lamanda, direttore generale di Capitalia ed ex capo di gabinetto del Mef. "Formalmente, dal punto di vista redazionale - spiega Sileoni a Public Policy - la proposta non è solamente un'idea ma è una vera e propria proposta con un articolato di legge". Per questo, il progetto "è proponibile in Parlamento" anche come iniziativa di legge popolare, attraverso la raccolta firme. L'Istituto, dice la vicedirettrice, "è stato lieto di organizzare la presentazione pubblica della proposta ma il merito dell'elaborazione va all'associazione che l'ha redatta".

Secondo Sileoni la proposta Lamanda, a differenza di altri progetti di legge sul tema, "non scinde quello che tutti dividono e che non andrebbe fatto: cioè la la revisione della spesa pubblica e la riorganizzazione della Pubblica amministrazione".

"Il disegno di legge delega P.a. (a firma della ministra Marianna Madia; Ndr) - aggiunge - all'esame della Camera è condivisibile, ma su alcuni aspetti si differenzia dalla proposta Lamanda". Quest'ultima, infatti, "è una proposta di riorganizzazione strutturale della P.a., non tanto intervenendo in questo o in quel settore, in questo o in quel modo, ma coinvolgerdo dal basso e capillarmente tutte le amministrazioni pubbliche, centrali e territoriali". L'intento è quello di "obbligare" le amministrazioni "a portare avanti dei programmi di riorganizzazione funzionale interna e quindi anche di revisione della spesa".

LA PROPOSTA LAMANDA
Nel primo articolo della proposta vengono indicati gli obiettivi da raggiungere, con "la ristrutturazione della pubblica amministrazione": innanzitutto "migliorare la produttività nell'erogazione dei servizi, l'efficacia e l'efficienza dell'azione amministrativa, anche incrementando il livello qualitativo delle prestazioni".

E ancora: ridefinizione del "perimetro di attività dell'amministrazione, compresa quella svolta tramite società partecipate o enti strumentali". Le amministrazioni dovranno poi raggiungere questi obiettivi - ed è questa secondo Sileoni la congiuntura necessaria per una buona riforma della P.a. - "in un quadro economicamente sostenibile, improntato alla stabilità programmatica delle risorse finanziarie".

Nella riorganizzazione complessiva dovrà essere assicurato, "alla struttura organizzativa dell'amministrazione, un grado di flessibilità sufficiente ad assicurare tempestiva risposta alle esigenze di rimodulazione della spesa che emergano nel tempo".

PIANI DI RISTRUTTURAZIONE E DLGS ATTUATIVI
La riforma - secondo il progetto di legge - deve passare attraverso "Piani di ristrutturazione" proposti dalle singole amministrazioni al governo e preparati con il supporto di un nucleo tecnico 'ad hoc', istituito presso la presidenza del Consiglio. I Piani saranno poi attuati tramite l'approvazione - da parte del Consiglio dei ministri - di alcuni decreti legislativi (l'articolo 6 infatti prevede una delega al governo per la messa a regime dei Piani).

Quest'utlimi dovranno contenere "una selezione" degli interessi pubblici essenziali, "sulla tutela dei quali concentrare l'attività, tenendo conto dell'esigenza di risparmio della spesa". E ancora: con i Piani dovrà essere ridefinita la distribuzione delle competenze tra i diversi uffici; la razionalizzazione delle strutture operative, logistiche, funzionali, centrali e periferiche (con soppressioni e accorpamenti); e la ristrutturazione organizzativa e finanziaria degli enti strumentali, vigilati e delle società controllate.

Nella riorganizzazione dovranno poi essere verificare "l'eccedenze delle attuali dotazioni di organico, strutture, risorse finanziarie e personale, rispetto alle esigenze del servizio ridefinite a regime" e i tempi entro cui le amministrazioni possono "riorganizzarsi".

La proposta prevede che, nel caso di eccedenze di personale delle società controllate non quotate, le amministrazioni - in accordo con i sindacati - potranno prevedere l'estensione di forme contrattuali a tempo parziale, di accordi di solidarietà e forme di mobilità dei dipendenti in esubero anche presso società. La mobilità potrà avvenire anche al di fuori del territorio regionale e, su base volontaria, presso datori di lavoro privati.

COMMISSIONE PARLAMENTARE RISTRUTTURAZIONE PA
Infine, il progetto prevede l'istituzione di una commissione parlamentare per la "ristrutturazione" della P.a., che dovrà esprimersi sulla selezione degli interessi sui quali concentrare l'attività delle amministrazioni oggetto di ristrutturazione e sui decreti legislativi del governo. (Public Policy)

@ricci_sonia

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