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La riforma dei partiti arriva in aula: cosa prevede

primarie partiti 26 maggio 2016

di Sonia Ricci

ROMA (Public Policy) - I partiti politici non saranno obbiglati a presentare lo statuto per partecipare alle elezioni. Multe salate per chi, invece, non renderà pubbliche le donazioni ricevute e non rispetterà le nuove regole sulla trasparenza. Sono alcune delle norme contenute nel testo unico per la riforma dei partiti.

Il testo, a firma del relatore Matteo Richetti (Pd), è stato licenziato mercoledì pomeriggio dalla commissione Affari costituzionali alla Camera (gli emendamenti sono stati votati la scorsa settimana). La proposta Richetti ha racchiuso ben 22 proposte di legge presentate sullo stesso tema.

Il testo ha quindi iniziato, giovedì mattina, il suo iter in aula. Durante l'esame del testo sono stati due gli argomenti più discussi: il tema del cosiddetto "metodo democratico" interno ai partiti, su cui i 5 stelle si sono espressi criticamente.

Secondo il Movimento, infatti, la democrazia interna non deve essere regolamentata per legge. Il secondo tema, invece, è quello delle fondazioni. Il M5s ha chiesto con diversi emendamenti di modificare l'attuale disciplina in materia.

Durante l'esame è stato approvato un emendamento riformulato che obbliga le fondazioni ad avere i bilanci separati. Ha creato un certo dibattito anche un emendamento del deputato ex Pd, Alfredo D'Attorre (Si-Sel), sull'incompatibilità "fra cariche di vertice del partito e le cariche di governo a livello nazionale e locale".

Ad esempio tra quelle di segretario di partito e quella di presidente del Consiglio. La proposta è stata bocciata dalla commissione. Vediamo nel dettaglio le norme.

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@ricci_sonia

 

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