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Riforme, le proposte delle Regioni/ focus

costituzione 04 aprile 2014

ROMA (Public Policy) - È datato 27 marzo e rappresenta la base del confronto con il Governo: è il documento che racchiude tutte le proposte delle Regioni in merito alla riforma costituzionale ed è stato sottoscritto da Vasco Errani ed Eros Brega, i presidenti della Conferenza delle Regioni e della Conferenza delle Assemblee legislative. I Consigli regionali lo stanno approvando in questi giorni. Nel documento, come si legge nel testo, ci sono "le linee fondamentali che le istituzioni regionali intendono fornire come contributo al governo".

Di seguito gli aspetti più rilevanti delle proposte. Per quanto riguarda la composizione del Senato, le Regioni concordano sulla ripartizione dei seggi in base alla popolazione regionale mentre non condividono l'integrazione del Senato con membri nominati. "Il numero elevato di senatori nominati per gli alti meriti nel campo scientifico, artistico e sociale", si legge nel testo, "non solo è stridente con la nuova conformazione del Senato, ma potrebbe alterare la formazione delle maggioranze in seno alla Camera alta, anche in considerazione della composizione numerica ridotta". In merito alle competenze del Senato, invece, secondo i rappresentanti delle Regioni, si dovrebbe prevedere innanzitutto "la maggioranza assoluta della Camera per tutti i disegni di legge" nel caso in cui il Senato abbia espresso il suo dissenso, che in questo modo aumenta il suo peso. Le Regioni stanno riflettendo in questi giorni anche sulla possibilità di una proposta di legge bicamerale per definire "il contenuto specifico delle materie e delle funzioni" dello Stato e delle Regioni.

Per quanto concerne l'organizzazione del Senato, le Regioni sottolineano invece l'importanza di mantenere la figura del Presidente mentre, sulla riforma del Titolo V, le priorità sono due. Se, infatti, è necessario "ridefinire le competenze esclusive statali del II comma dell'articolo 117", allo stesso modo bisogna "prevedere un'elencazione di massima della legislazione residuale regionale che, tra le altre, richiami la competenza in materia di finanza locale, di mercato e di politiche del lavoro e di organizzazione dei servizi scolastici". Il documento si chiude, infine, con la necessità di includere nella riforma una "clausola di salvaguardia della specialità", dedicata alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano. (Public Policy)

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