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Riforme, Onida a "L'antifascista": Senato diventi Camera Regioni e autonomie

senato 20 febbraio 2014

ROMA (Public Policy) - "La riforma del Senato ha senso se lo si trasforma in una Camera delle Regioni e delle autonomie, formata da rappresentanti delle istituzioni regionali e locali". Ha meno senso invece se diventa "un Senato in cui siano presenti come tali i sindaci dei Comuni maggiori o dei Comuni capoluogo, anche perché si darebbe così una rappresentanza (indiretta) alle popolazioni delle città a preferenza delle popolazioni dei centri minori e delle aree rurali".

Lo dice il giurista e presidente emerito della Corte costituzionale, Valerio Onida, in un'intervista al periodico "L'Antifascista" (fondato 60 anni fa da Umberto Terracini e Sandro Pertini), in uscita la prossima settimana. "L'ideale secondo me - dice ancora Onida - sarebbe che ogni delegazione regionale (formata da rappresentanti della Regione e degli enti locali della stessa) votasse unitariamente - magari previa decisione anche a maggioranza - così che il Senato esprima davvero la voce delle Regioni".

Il giurista non vede bene invece "la presenza in Senato di 'personalità' nominate dal presidente della Repubblica: vogliamo tornare al Senato regio?". Inoltre, dice Onida, "il Senato, assemblea politica e legislativa, dovrebbe avere il compito di partecipare all'attività legislativa, con gli stessi poteri della Camera per quanto riguarda le leggi costituzionali e le grandi leggi che fissano i lineamenti del sistema autonomistico, e invece con semplici poteri di intervento e di emendamento per quanto riguarda le altre leggi, sulle quali la decisione finale spetterebbe comunque alla Camera".

Onida chiarisce anche, ricordando l'articolo 86 della Costituzione: "Trasformando il Senato in Camera delle Regioni sarebbe opportuno affidare la supplenza del presidente della Repubblica al presidente della Camera". Sulla riforma del titolo V (relativo a Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane) il giurista afferma: "Non vedo ancora una linea chiara. Non vorrei che si traducesse in un netto depotenziamento delle autonomie territoriali, che andrebbero sì riordinate ma in un'ottica di sviluppo del principio autonomistico, di cui all'articolo 5 della Costituzione".

Per quanto riguarda il procedimento legislativo, sostiene Onida, "sarebbe giusto prevedere, con riforme regolamentari ed eventualmente anche costituzionali, procedimenti con termini certi per le leggi più importanti di attuazione dell'indirizzo politico di Governo, su cui la Camera vota la fiducia, eliminando l'abuso della decretazione d'urgenza e la prassi della approvazione, con il voto sulla questione di fiducia posta dal Governo, di 'maxi-emendamenti' omnibus composti da centinaia di disposizioni diverse ed eterogenee". Da ultimo, ricorda Onida, "in ogni caso si dovrebbero approvare leggi costituzionali distinte sui singoli argomenti, consentendo così, nel caso di referendum, che gli elettori si pronuncino distintamente su ciascuno di essi". (Public Policy)

GAV

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