Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Riforme, Rodotà: oggetto del contendere è l'abbandono del pluralismo costituzionale

rodotà 13 maggio 2014

ROMA (Public Policy) - "Il vero oggetto del contendere è ormai l'abbandono del pluralismo costituzionale come elemento costitutivo della forma di Stato e di governo della Repubblica. È impossibile disconnettere Camera e Senato, che si implicano direttamente. Il modo in cui si combinano rappresentanza, pluralismo e governabilità definisce infatti la coerenza interna del sistema". Lo dice durante un'audizione in commissione Affari costituzionali al Senato il giurista Stefano Rodotà, nell'ambito del ddl Riforme.

L'ex candidato alla presidenza della Repubblica cita la sentenza del 2013 che ha dichiarato "illeggittimo l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, insistendo sul fatto che violava doppiamente il principio di rappresentanza", e l'ordinanza del tribunale di Venezia che ha rimesso alla Consulta "la legge elettorale per l'Europarlamento, da un punto di vista di compatibilità tra soglia e rispetto del principio di rappresentanza".

Secondo Rodotà "se una Camera fosse effettivamente rappresentativa e garantisse l'equilibrio, allora anche una riduzione del Senato a una funzione simbolica o addirittura una sua cancellazione potrebbero non avere effetti dirompenti sul sistema. Ma noi siamo di fronte all'opposto, abbiamo una Camera ipermaggioritaria; da una democrazia rappresentativa passiamo a una di investitura con logica ipermaggioritaria, seguita dal dominio del governo sul Parlamento".

SULL'ITALICUM E' "una scelta conservatrice, in continuità con la precedente legge elettorale, con dubbi ancora di costituzionalità". Secondo Rodotà, la legge elettorale nata dal patto tra il premier Matteo Renzi e Silvio Berlusconi "produce effetti distorsivi".

Il modello elettorale proposto - ha aggiunto - "è fondato su proposte che traducono accordi politici volti a garantire i contraenti del patto, con effetti di esclusione e di riduzione della rappresentanza, che vanno al di là dell'intento di evitare frammentazione e garantire la governabilità".

"La soglia prevista all'8% mette in discussione la rappresentatività. Il punto è molto importante, perché questo gioco delle soglie, molto esclusivo, permette che un gruppo politico ricorra a strumenti di chiusura nella selezione del ceto politico". Scelte "opposte rispetto a quanto si legge nelle relazioni che accompagnano i testi in discussione", conclude il giurista. (Public Policy)

GAV-SOR

© Riproduzione riservata