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Riforme, una parte di FI vuole 5 modifiche alla revisione del bicameralismo

forza italia 03 aprile 2014

ROMA (Public Policy) - Approvare prima la legge elettorale, in stand by al Senato da ormai tre settimane, e poi mettere mano alla riforma del bicameralismo e del Titolo V, ma a cinque condizioni: elezioni di primo grado per il nuovo Senato, che non dovrà essere composto solo da sindaci ("ce ne sono troppi di sinistra"); 'no' ai 21 senatori nominati direttamente dal presidente della Repubblica; 'no' all'elezione da parte del Senato del capo dello Stato (magari con una elezione diretta da parte dei cittadini) e, infine, rafforzamento dei poteri dell'esecutivo con possibilità di revocare i ministri.

Sono questi, secondo quanto viene riferito da alcune fonti FI, i punti principali a cui punta una parte di Forza Italia, da introdurre nel ddl costituzionale sulla riforma del Senato varato dal governo. A quanto viene riferito, alcuni pontieri del partito solo a lavoro per raggiungere un accordo extraparlamentare sulle modifiche da apportare al testo, che nei prossimi giorni sarà incardinato in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama.

Ma l'accordo per le modifiche - dice un senatore forzista - "non va trovato solo con Renzi ma prima dentro Forza Italia". Infatti, "nonostante ufficialmente - continua - Forza Italia abbia accettato i paletti di Renzi (nessuna indennità per i senatori, che non voteranno più né la fiducia né il bilancio e nessuna elezione per il Senato; Ndr), mezzo partito vuole far saltare l'accordo" con la richiesta delle cinque condizioni.

A quanto viene riferito da un'altra fonte, un numero "importante" di azzurri vuole prima approvare l'Italicum e poi riformare il bicameralismo, ma secondo il modello proposto nel 2006: per andare verso un modello presidenzialista, con l'aumento dei poteri del Primo ministro con il cosiddetto "Premierato". Secondo la riforma del 2006, bocciata durante il referendum, il premier avrebbe potuto revocare i ministri, dirigere la politica degli stessi non più coordinando l'attività dei ministri ma determinandola; avrebbe potuto inoltre sciogliere direttamente la Camera (potere solitamente affidato al presidente della Repubblica).

Questa mattina Denis Verdini ha incontrato a Palazzo Chigi Matteo Renzi proprio per definire l'accordo, ma non è escluso - dicono fonti Pd - che ci siano contatti diretti (anche telefonici) tra il premier e Silvio Berlusconi. (Public Policy)

SOR

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