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Riprende l'esame del ddl Pa, ecco le modifiche

camera 08 gennaio 2015

ROMA (Public Policy) - Dalla riforma del pubblico impiego al riordino delle Camere di commercio, passando dai poteri del premier al governo del territorio. Sono questi i contenuti principali del ddl Pubblica amministrazione, a firma della ministra Marianna Madia, che dopo quasi due mesi di stop, riprende l'esame in commissione Affari costituzionali al Senato.

L'esame del ddl, incardinato a Palazzo Madama il 3 settembre 2014, si è interrotto a novembre per permettere alla 1° commissione di lavorare alla riforma della legge elettorale. Ad ottobre sono stati depositati gli emendamenti (circa mille), che sono stati esaminati dalla commissione Bilancio per i pareri. Nei giorni scorsi, il premier Matteo Renzi ha chiarito che la riforma del pubblico impiego "è contenuta nella riforma Madia e non nel Jobs act" come inizialmente preventivato. Al momento, riferiscono fonti di governo, non è ancora chiaro se arriveranno norme aggiuntive rispetto a quelle già contenute nel ddl sullo stesso tema.

EMENDAMENTO PAGLIARI PER RIORDINO SISTEMA CAMERALE - Il relatore, Giorgio Pagliari (Pd), a novembre ha presentato una proposta di modifica sull'articolo che riguarda le Camere di commercio: nessun taglio totale degli oneri che le imprese devono alle Camere e nessun trasferimento del Registro delle imprese al Mise.

Dunque viene previsto il "riordino" delle "competenze" relative alla tenuta e "valorizzazione" del Registro e non il suo trasferimento. Con la proposta di modifica, se approvata, il governo sarà delegato a "determinare" il diritto annuale che le imprese devono alle Camere di commercio, tenendo conto della riduzione prevista dal decreto Pa di agosto. Quindi taglio, dal 2017, del 50% degli oneri per le imprese. "Il governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge - si legge nella proposta di modifica - un decreto legislativo per la riforma dell'organizzazione, delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, anche mediante la modifica del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 23".

L'emendamento chiede anche la ridefinizione delle circoscrizioni territoriali: "Riduzione del numero dalle attuali 105 a non più di 60 mediante accorpamento sulla base di una soglia dimensionale minima di 80mila imprese e unità locali iscritte o annotate nel Registro delle imprese, salvaguardando la presenza di almeno una Camera di commercio in ogni regione e tenendo conto delle specificità geo-economiche dei territori, nonché definizione delle condizioni in presenza delle quali possono essere istituite le Unioni regionali".

La proposta prevede anche una stretta sulle partecipazioni societarie delle Camere: limitarle "a quelle necessarie per lo svolgimento delle funzioni istituzionali, limitando lo svolgimento di attività in regime di concorrenza" ed "eliminando progressivamente le partecipazioni societarie non essenziali e gestibili secondo criteri di efficienza da soggetti privati".

Inoltre l'emendamento prevede la "definizione dei compiti e delle funzioni, con particolare riguardo a quelle di pubblicità legale generale e di settore, di semplificazione amministrativa, di tutela del mercato, limitando e individuando gli ambiti di attività nei quali svolgere la funzione di promozione del territorio e dell'economia locale, nonché attribuendo al sistema camerale specifiche competenze, anche delegate dallo Stato e dalle Regioni, eliminando le duplicazioni con altre amministrazioni pubbliche".

Infine, viene chiesta una "riduzione del numero complessivo dei componenti dei consigli e delle giunte" delle Camere di commercio e "delle unioni regionali e delle aziende speciali". E ancora: "Riordino della disciplina dei compensi dei relativi organi, assicurando una complessiva riduzione dei compensi e dei costi; definizione di limiti al trattamento economico dei vertici amministrativi delle medesime camere e delle aziende speciali".

IPOTESI DI MODIFICA - Tra le modifiche che saranno apportate, oltre all'articolo 9 sulle Camere di commercio, probabilmente saranno modificate le norme sui dirigenti pubblici, i Prefetti e poteri del premier. A quanto viene riferito, il presidente del Consiglio avrebbe mostrato delle aperture sulla modifica dell'articolo 7 del ddl delega Pa, che appunto amplia i poteri del premier.

Una parte consistente del Pd chiede, infatti, di restringere la norma. Un emendamento in tal senso è stato presentato dalla senatrice Doris Lo Moro, che chiede appunto che non sia affidata solo al premier la facoltà di ridurre gli uffici di diretta collaborazione dei ministri e dei sottosegretari e la ripartizione delle risorse, così come previsto dalla versione originaria del provvedimento.

E ancora, il Pd chiede la revisione delle funzioni di vigilanza sulle agenzie governative che non dovrà essere fatta in funzione del rafforzamento del ruolo della presidenza. Per queste modifiche - viene riferito - potrebbe essere presentato un emendamento in aula che modifichi direttamente la legge 400 del 1988, quindi senza delega al governo. Per quanto riguarda i dirigenti pubblici, invece, la Ragioneria dello Stato ha chiesto alcuni chiarimenti. Fonti di governo danno per certo lo stralcio dell'articolo 8, che contiene le "definizioni di Pubblica amministrazione".

Al momento, l'articolo elenca gli enti che possono essere considerati Pa e a cui poi saranno applicate le nuove norme contenute nella riforma. In particolare vengono definite le amministrazioni statali, territoriali, nazionali, di istruzione e cultura, pubbliche, soggetti di rilievo pubblico e organismi privati di interesse pubblico. Infine, il governo lavora sulle competenze che dovranno avere i Prefetti nell'ambito della riforma degli uffici territoriali. (Public Policy)

SOR

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