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Sblocca Italia, una rete nazionale degli inceneritori? "Non c'è nulla di scandaloso"

rifiuti 08 settembre 2014

ROMA (Public Policy) - "Non c'è nulla di scandaloso, ma nemmeno di vietato, nel fatto di destinare al recupero energetico dei rifiuti prodotti in una regione, facendoli trattare in un impianto di un'altra regione, o anche di un altro Paese".

Antonio Massarutto, docente di economia pubblica all'Università di Udine, e direttore di ricerca allo Iefe della Bocconi sulle politiche energetiche e ambientali, commenta positivamente la norma già inserita nel ddl Collegato ambiente e attesa nel decreto Sblocca Italia che istituisce la rete nazionale degli inceneritori, anticipata da Public Policy nei giorni scorsi.

Massarutto è stato tra i primi, anni fa, a proporre sistemi volti a superare le emergenze sul trattamento rifiuti, attraverso la presdisposizione di una rete di "secondo livello" di smaltimento, che entra in azione qualora le gestioni ordinarie si dimostrassero carenti. Il sistema ideato da Massarutto, spiega, "si basa sul principi analoghi ai contratti di 'capacity payment' nella produzione di energia elettrica: lo Stato prenota una certa capacità di smaltimento, che potrebbe anche non utilizzare, e che gli impianti si impegnano a mettere disposizione in caso di bisogno".

D. LE REGIONI CHE HANNO GLI INCENERITORI OBIETTANO CHE COSÌ SI RISCHIA DI VANIFICARE TUTTI GLI SFORZI PER SUPERARE QUEGLI IMPIANTI CON LA DIFFERENZIATA. COSA RISPONDE?
R.
È un'obiezione che capisco, ma che non condivido. Sono le classiche ragioni del tipo: nei miei impianti voglio che si smaltiscano solo i miei rifiuti. In realtà, per esempio, agli olandesi, ai tedeschi, o agli svedesi non fa affatto schifo importare rifiuti. L'approccio che hanno è quello di dire: gli inceneritori sono delle centrali termoelettriche che usano un combustibile non convenzionale.

Non importa da dove viene questo combustibile, ciò che conta è che le emissioni di questo impianto non siano tali da creare dei danni alla popolazione locale. Nel momento in cui non lo fanno i rifiuti sono tutti uguali. Noi siamo ancora un po' troppo prigionieri di uno schema mentale del passato, legato al principio di autosufficienza, nato per tracciare un collegamento diretto tra comunità che produce rifiuti e comunità che ospita gli impianti, in modo che nessuno possa dire di essere 'la pattumiera' di nessun altro.

È una visione che andrebbe superata, posto che un impianto moderno, con le caratteristiche previste di sicurezza e protezione ambientale, sicuramente non è tale da destare preoccupazione per la salute della popolazione che abita vicino.

D. COS'È PREFERIBILE, TRA TECNICHE DI SMALTIMENTO, DA UN PUNTO DI VISTA ECONOMICO: RICICLO O INCENERIMENTO?
R.
Le rispondo con una battuta. Se riesco a disporre di materia pulita e ben selezionata, il riciclo batterà sempre comunque qualsiasi altra forma di recupero indiretto, compreso quello energetico. Il problema è che il rendimento qualitativo della differenziata decresce con l'aumentare della raccolta. Se si tratta del 30% del vetro, raccolgo vetro pulito. Se è invece il 95%, raccolgo un sacco di vetro sporco.

Finché intercetto frazioni pulite con costi limitati, allora il riciclo è superiore, dal punto di vista economico. Allo stato dell'arte, più del 60% non si raccoglie bene in modo pulito, e di quello che avanza bisogna farne qualche cosa. La mia personale visione è che riciclo e incenerimento non sono alternativi, ma complementari, se li vediamo come perni nella lotta contro la discarica. Se si vuole ridurre la discarica a zero, dunque, ci vuole sia l'incenerimento che il riciclo. Lo spazio per le discariche, secondo me, è la vera risorsa scarsa in Italia, quindi tale obiettivo è sensato e raggiungibile per il nostro Paese".

D. DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALI INCENERITORI E RICICLO SONO COMPARABILI? 
R.
Dipende. Tenendo conto che le emissioni degli inceneritori di oggi sono praticamente pari a zero, e che se dimensiono adeguatamente l'impianto, questo produce non solo energia elettrica, ma anche calore, è vero che ho un più di emissioni dall'impianto, ma anche un meno di emissioni di impianti che vado a sostituire, non è detto che il bilancio sia sfavorevole.

Sul riciclo diretto (da PET a PET, da vetro a vetro, da carta a carta) anche in termini di bilancio energetico il rendimento è positivo: l'energia che devo spendere per fare una bottiglia nuova è molta più di quella che devo spendere per riciclare una bottiglia di pack riciclata. Ma questo è vero solo, come dicevo, per la frazione più nobile di quello che risulta dalla differenziata.(Public Policy)

LEP

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