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SE LE ISTITUZIONI UE SONO A RICHIO EUROSCETTICISMO /FOCUS

Euro 26 marzo 2013

(Public Policy) - Bruxelles, 26 mar - (di Daniela Sala) Il
dilemma tra austerità e crescita è una costante dall'inizio
della crisi che, dal 2009, ha colpito l'Unione europea ma,
come mette in guardia l'analista del think tank European
Policy Center, Janis Emmanouilidis, "sarebbe pericolosamente
ingenuo ridurre a questa scelta le misure per superare la
crisi".

Di certo però il contrasto tra crescita e austerità non è
più solo materia di dibattito astratto tra economisti e
politologi. Le misure di austerità possono essere necessarie
per rimediare agli squilibri interni dei singoli Paesi, che
mettono a rischio l'intero aggregato dell'euro. Ma nei
palazzi di Bruxelles sempre più se ne avvertono gli effetti
sociali e politici, in termini di perdita di consenso verso
il progetto comunitario. E si comincia a prendere coscienza
di uno scenario finora quasi impensabile: l'affermazione
sempre più forte nelle istituzioni europee di coloro che,
soprattutto in quei Paesi colpiti dalla crisi e dalle misure
di rigore di bilancio, ne contestano sempre più la
legittimità, gli euroscettici.

"Il problema sociale si sta trasformando in un problema di
democrazia", sottolinea Wolfgang Greif, del Comitato
economico e sociale europeo (organo consultivo dell'Ue),
alludendo all'impennata dei consensi dei partiti populisti e
anti-europeisti, registrata negli ultimi mesi. "L'austerità
- sottolinea - non è la soluzione alla crisi, ma una parte
del problema. Il nostro comitato fin dall'inizio ha messo in
guardia dall'effetto negativo di queste politiche: povertà
ed esclusione sociale".

GLI EUROSCETTICI ALLE PORTE
Con le elezioni del Parlamento europeo a giugno 2014 il
timore diffuso è che gli euroscettici entrino ancora più
numerosi in Parlamento. "È ovvio che aumenteranno gli
eletti di partiti populisti ed euro-scettici - commenta
Graham Watson, eurodeputato inglese dell'Alde (Alliance of
Liberals and Democrats for Europe) -. Le persone incolpano
l'Europa perché è lontana ed è una scappatoia efficace".

E se in Italia il Movimento 5 Stelle ha cavalcato il
dissenso anche nei confronti dell'Ue, in Gran Bretagna Nigel
Farage, leader del partito euroscettico di destra radicale
Ukip (United Kindom indipendence party), sta riscuotendo
successi con una strategia simile e con una retorica
anti-Ue: "L'Italia e la Gran Bretagna sono due paesi
senz'altro diversi - spiega Watson -, ma in un momento di
crisi le persone ovunque scelgono soluzioni semplicistiche,
che spesso si traducono nell'incolpare per gli altri i
propri mali, che sia l'Europa, la Bulgaria o i profughi
nordafricani".

D'altra parte Watson risponde con sicurezza che la
soluzione non può essere l'allentamento delle misure di
austerity: "Significherebbe solo dover affrontare problemi
più grandi in futuro: ogni bambino nato oggi in Europa è in
pratica già indebitato di 2-3mila euro". La ricetta
dell'eurodeputato liberale contro l'euro-scetticismo è "fare
leva sulle conseguenze positive che l'unione garantisce
nella vita quotidiana: libertà di movimento, voli low cost e
possibilità di lavorare fuori dal proprio paese".

NON È UN' EUROPA PER GIOVANI
"It's about Europe. It's about you. Join the debate"
(Riguarda l'Europa. Riguarda te. Partecipa al dibattito): è
questo lo slogan esposto sulla sede della Commissione
europea a Bruxelles, in occasione del 2013, anno europeo dei
cittadini. Ma intanto l'euro-scetticismo fa breccia anche in
stati membri insospettabili: "Nel mio Paese, l'Austria, -
spiega Greif - che ha beneficiato in modo particolare
dell'allargamento dell'Ue e che certo ha sofferto meno di
altri la crisi, l'aumento della disoccupazione giovanile
sta portando un euro-scetticismo crescente".

Una categoria "pericolosa" in questo senso, spiega Martin
Siecker del Comitato economico e sociale europeo, è proprio
quella dei giovani precari. L'Ue sembra essere distante
soprattutto dai giovani: la disoccupazione giovanile è stata
apertamente riconosciuta come un'urgenza comunitaria, ma
tuttora mancano proposte concrete. "I giovani sono solo
oggetto delle politiche e mai coinvolti nel dibattito",
critica Peter Matjasic, presidente di Youthforum.

E intanto i fondi per le politiche di occupazione giovanile
sono stati ulteriormente ridotti: solo 6 miliardi di euro da
destinare agli stati membri con i tassi di disoccupazione
più alti, quando l'Organizzazione internazionale del lavoro
ne ha stima necessari almeno 21 per l'intera Ue. Il
Parlamento comunque ha bocciato il budget europeo: un
segnale alla Commissione, si dice a Bruxelles, per chiedere
un impegno più attivo nelle politiche del lavoro (ovvero più
soldi). (Public Policy) DAS

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