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Sel, tre visioni a confronto e rischio rottura all'Assemblea nazionale

sel 09 giugno 2014

ROMA - (Public Policy) - Un quorum raggiunto per un pelo, due visioni diverse dello stesso partito e una terza che tenta di mediare. E una resa dei conti che sembra quasi inevitabile. All'indomani delle elezioni europee (finite con l'esclusione del candidato vendoliano Marco Furfaro da un posto nell'Europarlamento, a seguito del ripensamento di Barbara Spinelli) per Sel i festeggiamenti sono durati pochissimo. E ora si rischia l'ennesima rottura. Il giorno 'x' sarà sabato 14 giugno, quando ci sarà l'Assemblea nazionale del partito.

Lì le fratture, che secondo alcuni sono nate già al congresso, esploderanno: da una parte ci sarà chi, per la maggior parte ex Ds e Gennaro Migliore, chiederà che Sel guardi al Pd come un alleato, che si avvicini al governo e entri nel perimetro della maggioranza. Poi ci sarà chi, in primis il coordinatore Nicola Fratoianni, proporrà di continuare in qualche modo l'esperienza della lista Tsipras puntando intanto a fare di Sel il faro di una sinistra di governo, alternativa al governo Renzi e che, sul lungo periodo, pensi a una federazione della sinistra.

Poi c'è una terza via, palesata oggi in un documento firmato da Celeste Costantino, Peppe De Cristofaro, Cecilia D'Elia, Ciccio Ferrara, Daniela Santroni e Arturo Scotto, che si propone di essere un'alternativa 'soft': ripartire dal territorio, dove Sel è in molte realtà di centrosinistra, placare le acque interne, non andare alla conta per forza di cose e "sfidare" il premier Matteo Renzi sui contenuti, sui temi e le riforme, rimanendo però all'opposizione.

Cosa deciderà Nichi Vendola? Dalla sua posizione, è l'idea di molti, dipenderà tutto. Se Vendola farà una scelta netta per una delle posizioni più 'forti', si potrebbe andare alla conta e forse alla scissione, o almeno ai primi scricchiolii. Se invece decidesse di fare una 'sintesi' di mediazione, si potrebbe 'galleggiare' ancora per un po' senza traumatiche rotture. "È anche vero - osserva un parlamentare dell'area Fratoianni - che in questo modo il partito tra un anno non ci sarebbe più".

"Se prevalesse la posizione di chi vuole continuare l'esperienza della lista Tsipras - racconta un'altra Parlamentare - non mi troverei più a mio agio nel partito". Le posizioni sembrano lontane le une dalle altre e quello che sembra quasi scontato è che sabato prossimo si andrà in qualche modo alla conta. Sia che ci sia un voto sia che non ci sia. Quel che succederà dopo è tutto da scoprire, anche se l'eventualità che ci sia una nuova rottura appare quantomeno realistica. Magari non subito, non sabato, ma in Parlamento.

Secondo quanto viene riferito, infatti, potrebbe avvenire anche uno scollamento tra il partito nazionale e i gruppi parlamentari, e portare l'area 'migliorista' (cioè, vicina a Migliore) a uscire. E, da quanto si apprende, qualcuno sta già valutando l'idea del distacco, tanto da contarsi per valutare l'eventuale passaggio al gruppo Misto o la formazione di un gruppo a se stante. "A quel punto - osserva un deputato Sel - sarebbe ovviamente la rottura, come fu ai tempi di Cossutta e Bertinotti. La novità vera invece sarebbe se per la prima volta dopo moltissimi anni anche l'ala minoritaria accettasse di essere tale senza produrre una frattura. Significherebbe che siamo maturati".

Il primissimo banco di prova sarà il dl Irpef. Da quanto si apprende già al Senato il gruppo Sel si è spaccato: 4 senatori erano per votare il provvedimento, 2 hanno votato no e uno si è astenuto. Poi il governo ha 'risolto' il problema ponendo la questione di fiducia, e tutto Sel ha votato contro. La situazione però, si apprende, si riproporrà alla Camera dove, per altro, il voto di fiducia e quello finale sul provvedimento sono divisi. Lì ci sarà la vera prova della tenuta del partito e dei Gruppi, per altro a pochi giorni dall'Assemblea nazionale. (Public Policy)

VIC

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