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Sel, Vendola: il Pd non è il nostro destino, non ci scioglieremo

sel 24 gennaio 2014

ROMA (Public Policy) - "Alla sinistra dico: di cosa abbiamo paura? Di essere utopisti? Ma abbiamo perso perchè siamo stati cinici. Non dobbiamo avere paura di cercare - non dico le risposte - ma le domande giuste". Lo dice il leader Sel, Nichi Vendola, aprendo i lavori del secondo congresso del partito, a Riccione.

"La sconfitta perdura, ogni giorno semina i suoi veleni, il fondamento è culturale. L'Italia è stata scippata dal diritto di voltar pagina, si è dato all'uomo di Arcore - spiega Vendola - il tempo e il modo di continuare a condizionare e truccare la partita. Lui esce da Palazzo Chigi, esce da uno schermo in cui è lui il corpo del sovrano, e torna così a incarnare il sogno di un anti-Stato che affida le chiavi della vita sociale alla spontaneità del mercato, Berlusconi si inabissa e riemerge come una creatura romanzesca". "Lo può fare - dice ancora il leader Sel - perchè gli è stato consentito: il Pd, in una inguaribile coazione a ripetere, invece che promettere giustizia sociale promette infatti rigore contabile".

Alle ultime elezioni, dice poi Vendola riferendosi al Movimento fondato da Beppe grillo, "i 5 stelle hanno venduto agli elettori una rivoluzione fatta solo di malumori, e così la freschezza si è presto trasformata nel grigiore di un copione che nella sua monotonia appartiene pur sempre al teatro, il monologo non è infatti il simbolo di una società aperta". "La mezza vittoria del centrosinistra alle ultime elezioni - ammette poi Vendola - è una sconfitta piena che viene da lontano e che potrebbe avere serie conseguenze". Parlando poi delle riforme costituzionali, il presidente della Regione Puglia dice: "La Costituzione non è un mausoleo, ma una bussola, si tratta di usarla non di lucidarla: lì c'era e c'è l'antidoto al berlusconismo, la profezia sociale della redistribuzione dell'equità, le libertà economiche sottoposte al primato della responsabilità sociale". "Il Pd non è il mio o il nostro destino, non ho voglia di iscrivermi a qualche corrente interna. Loro sono il nostro interlocutore, ma non la nostra resa. Noi non ci sciogliamo fin quando non nascerà il cantiere di una nuova sinistra che guarda al futuro", continua Vendola.

"In Europa da un lato c'è Alexis Tsipras (leader di Syriza, sinistra radicale greca; Ndr) un Davide ellenico contro un Golia teutonico. Dall'altro Martin Schulz, leader della socialdemocrazia tedesca (Spd, membro del Pse; Ndr), che se diventa un nostro interlocutore (con il mondo che fa riferimento a Tsipras; Ndr) cambia davvero il quadro. Noi dovremo dialogare con i verdi, le sinistre europee, le associazioni: ma dobbiamo impegnarci a trovare un luogo comune, che io non considero un approdo ideologico ma un campo largo dove giocare la nostra partita. E credo questo luogo sia il Pse, il Partito del socialismo europeo".

E infine: "Il Gue (il gruppo della sinistra radicale al Parlamento Ue; Ndr) è una gabbia, il simbolo di una sinistra arroccata in se stessa: per quello non condivido l'appello uscito su Micromega (che invita ad appoggiare Tsipras candidato a presidente della Commissione Ue; Ndr)". Alle elezioni europee "Sel andrà comunque con il proprio simbolo", garantisce Vendola.

GAV

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