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SEN, NO A ESTRAZIONI GAS IN AREE A RISCHIO. MA IL MISE LE AUTORIZZA /INCHIESTA

energia 13 maggio 2013

SEN, NO A ESTRAZIONI GAS IN AREE A RISCHIO. MA IL MISE LE AUTORIZZA /INCHIESTA

(Public Policy) - Roma, 13 mag - Raddoppio nel giro di pochi
anni della produzione di idrocarburi nazionali: per
soddisfare il 20% dei consumi italiani contro l'attuale 10%.

È uno degli obiettivi della Sen (Strategia energetica
nazionale) pubblicata dal ministero dello Sviluppo economico
l'8 marzo 2013. Ricerche ed estrazione di gas e petrolio
però devono tener conto di questa raccomandazione: "Il
Governo - si legge nella Sen - non intende perseguire lo
sviluppo di questi progetti in aree sensibili in mare o in
terraferma e in particolare le operazioni di 'shale gas'
(gas estratto da argilla tramite il 'fracking', che consiste
nello sparare ad alta pressione acqua con additivi chimici,
in modo da frammentare la roccia e far uscire il gas; Ndr)".

Eppure è proprio il ministero guidato dall'ex ministro
Corrado Passera (che stava scrivendo il documento) ad
autorizzare il 30 ottobre 2012 Enel Longanesi a ricercare
gas naturale in un'area di 10 chilometri quadrati nel
ravennate in Emilia Romagna, regione da sempre interessata
da fenomeni franosi, di subsidenza e sismici come accertato
dall'Arpa (Agenzia ambientale della Regione).

Ma c'è anche un'altra autorizzazione più recente, che però
non ha ancora completato l'iter di approvazione, richiesta
dall'azienda Expoenergy Srl per individuare nel sottosuolo
emiliano della 'bassa modenese' lo 'shale gas'.

La ricerca, se approvata, verrà svolta proprio nei Comuni
modenesi colpiti da una serie di fenomeni sismici che, un
anno fa, a maggio, provocarono 27 vittime, 350 feriti e 16
mila sfollati. L'ultima parola ora spetta alla giunta
regionale dell'Emilia Romagna che nei mesi scorsi però ha
già rilasciato autorizzazioni alla ricerca, nonostante il
Consiglio regionale avesse votato all'unanimità (a luglio
2011) una risoluzione per impedire qualsiasi tipo di
estrazione.

Queste autorizzazioni sono
oggetto dell'interrogazione parlamentare presentata dal
deputato di Sel Giovanni Paglia. Con l'atto ispettivo,
indirizzato ai neoministri dell'Ambiente e dello Sviluppo
economico - Andrea Orlando e Flavio Zanonato - Paglia chiede
se queste autorizzazioni "non siano apertamente in
contraddizione con la volontà della Sen di non procedere in
aree sensibili di terraferma, quali quelle del ferrarese e
del ravennate e di negare la ricerca di 'shale gas', oggetto
delle attività nel modenese".

Insomma nonostante le raccomandazioni della Sen e le
dichiarazioni delle istituzioni locali, Consiglio regionale
in testa: "È pericoloso trivellare in una zona ad alto
rischio sismico', nella 'bassa modenese' l'iter per le
autorizzazioni va avanti e lo spiega a Public Policy
Giovanni Paglia, firmatario dell'interrogazione, che dice:
'Le autorizzazioni del ministero non tengono conto dei
rischi geologici delle aree interessate".

LA SEN 'NON È UN DOCUMENTO NORMATIVO'
"La 'Strategia energetica nazionale' così com'era stata
presentata dal ministero - spiega Paglia - sembrava che non
fosse un atto cogente, ma solo un atto che doveva avviare
una discussione. Infatti è un documento che non ha avuto
nessun iter parlamentare e quindi non ha nessuna valenza
normativa. Invece, dal giorno dopo la sua pubblicazione, per
una coincidenza non casuale, hanno iniziato a piovere sul
tavolo del ministero richieste di perforazione".

In realtà il testo è stato discusso nelle commissioni
parlamentari, "ma non è stato portato in Aula", precisa il
deputato, che aggiunge: "Sono delle linee guida, un
documento di indirizzo, non ha valore normativo. Quindi ora
non può autorealizzarsi". E in merito alle tante richieste
di perforazione arrivate al ministero Paglia parla di
'coincidenza non casuale': "Non è un caso - spiega - che le
richieste di perforazione sono arrivate a pioggia appena il
testo è stato pubblicato: nel documento ci sono degli
obiettivi ben precisi sull'aumento della produzione italiana
di idrocarburi, mi sembra normale che le aziende interessate
di fronte a questi abbiamo avanzato delle richieste, ma non
per questo il ministro deve concederle".

E sulla parte relativa alle
raccomandazioni a non trivellare nelle zone a rischio,
continua il deputato Sel, "il ministero è stato del tutto
sbrigativo. Se si decide di fare un piano strategico
nazionale lo si fa fino in fondo, dettagliato, lo si fa
votare alle Camere, e si scrive nero su bianco quali sono le
aree in cui non si può estrarre".

SUBSIDENZA E CANALIZZAZIONE DELLE ACQUE
La zona di Ravenna è nota da sempre per i suoi giacimenti
di metano, "non è una scoperta di oggi", aggiunge Paglia.
Stessa cosa vale per Ferrara, "ma sono sempre state
considerate zone non sfruttabili essendo interessate dalla
subsidenza (lento sprofondamento del suolo naturale o
indotto dall'uomo; Ndr). Il rischio è l'abbassamento del
suolo".

Secondo Paglia c'è da tener presente anche un'altra
questione: quella della "canalizzazione delle acque".
Quest'ultima 'nel ravennate è fatta su una pendenza che
raggiunge anche i due centimetri, quindi molto bassa. Il
rischio è che con un abbassamento ulteriore i canali non
scolino più. Ci sarebbe - spiega - da fare un investimento
idraulico talmente significativo che da solo sicuramente
costerebbe più delle royalties che le aziende promettono
(quota percentuale del greggio o del gas estratto da versare
allo Stato; Ndr)'.

LE AUTORIZZAZIONI
"Per avere l'autorizzazione alla ricerca o alla
trivellazione - continua il deputato - ci deve essere l'ok
del ministero dello Sviluppo economico e poi della Regione".
Dopo la presentazione dell'istanza, infatti, questa deve
incontrare il parere favorevole della Cim (Commissione degli
idrocarburi) e approdare successivamente alla commissione
Via (Valutazione impatto ambientale). L'ultima parola spetta
alla giunta regionale interessata. L'istanza accolta viene
infine pubblicata nel Bollettino ufficiale degli idrocarburi
e georisorse (Buig).

RAVENNA, FERRARA E MODENA: I TIPI DI ESTRAZIONE
"Le zone del ravennate e del ferrarese - continua - si
differenziano per tipi di estrazione dall'area di Modena. A
Ravenna e Ferrara ci sono delle sacche dove gas e acqua
vengono estratti insieme. Successivamente vengono separati e
l'acqua viene rimessa in circolo. Ovviamente non si può
lasciare una sacca vuota, soprattutto in un'area affetta da
subsidenza".

Nel modenese, invece, si
parla di un altro tipo di estrazione: quella dello 'shale
gas' o da argille. Questo tipo di idrocarburo è un gas
naturale ricavato da giacimenti non convenzionali di rocce
sedimentarie che si sono formati in aree coperte da acqua
superficiale. Gas estraibile attraverso perforazioni
orizzontali e fatturazioni idrauliche, quindi, interventi di
'fracking' che però "destano preoccupazione - dice Paglia -
e paura in una terra terremotata. Quelli dove oggi vengono
richieste le concessioni sono i Comuni colpiti dal sisma
dello scorso anno".

IL NO DEL CONSIGLIO EMILIANO
Essendo quella dell'Emilia Romagna un'area da sempre
interessata alle estrazioni di idrocarburi, ma allo stesso
tempo soggetta a terremoti e al fenomeno della subsidenza,
il 12 luglio 2011, quasi due anni prima della pubblicazione
del documento redatto dal ministero guidato da Passera, il
gruppo regionale di Sel ha presentato una risoluzione -
"votata all'unanimità", precisa Paglia - che impegnava la
giunta regionale dell'Emilia a negare ogni autorizzazione
alla ricerca di idrocarburi in aree interessate da fenomeni
franosi o di subsidenza, oltre che soggetti a vincoli
ambientali o paesaggistici. "Ma nonostante questa
risoluzione - continua il deputato - la giunta ha concesso
queste autorizzazioni".

Di quali concessioni parla? "Quelle rilasciate per Ravenna
e Ferrara (autorizzazione concessa il 31 ottobre 2012 a Enel
Longanesi per la ricerca denominata 'San Marco', con proroga
del 31 dicembre 2012; Ndr)". Quindi per l'area di Ravenna le
concessioni sono già state rilasciate, "ma per l'area di
Ferrara - prosegue - le istanze stanno proseguendo l'iter
per l'approvazione".

Al vaglio del ministero
dello Sviluppo economico, infatti, c'è una domanda
presentata da una società milanese, la Expoenergy S.r.l, per
individuare, nel sottosuolo compreso tra i Comuni di Finale
Emilia, Medolla, Mirandola, Camposanto, Ravarino, Bomporto e
San Felice sul Panaro, in pieno "cratere" modenese, insomma,
lo "shale gas".

La procedura è stata denominata "Reno Centese". La
richiesta dell'azienda milanese è stata pubblicata nel Buig
(Bollettino idrocarburi) il 30 aprile 2013 ed è oggetto di
un'altra risoluzione (la prima è quella del luglio 2011)
presentata il 2 maggio scorso da alcuni consiglieri
regionali dalla Lega Nord dell'Emilia Romagna (Mauro
Manfredini, Roberto Corradi, Maces Bernardini e Stefano
Cavalli). L'atto impegna nuovamente la giunta regionale "ad
esprimere la propria contrarietà a progetti di ricerca che
prevedano nuove trivellazioni nelle zone interessate dai
sismi 2012". Oltre a Sel e Lega, precisa Paglia, "anche il
Movimento 5 stelle si oppone alle trivellazioni e alla
ricerca".

E la risoluzione della Lega cita le parole dell'assessore
regionale alle Attività produttive Giancarlo Muzzarelli, che
chiarisce la posizione dell'amministrazione locale: "Il Mise
fornisce le procedure di ricerca in terraferma d'intesa con
la Regione interessata, una volta espletate le procedure
previste per la valutazione di impatto ambientale e la
Regione Emilia Romagna non ha mai rilasciato intese relative
a modalità di ricerca o produzione di gas diverse da quelle
sul gas convenzionale già largamente conosciuto".

Eppure, nonostante le dichiarazioni dell'assessore
regionale e la risoluzione approvata a luglio 2012 (che
impegnava la giunta "a negare tutte le richieste di ricerca
e coltivazione"), alcune autorizzazioni sono state
rilasciate: come quella concessa a Enel Longanesi. Infatti,
la società Geotec sta realizzando per conto dell'affidataria
una campagna di ricerca di idrocarburi, attraverso un
programma di sondaggi su un'area di circa 70 chilometri
quadrati, comprendente i Comuni di Bagnacavallo, Faenza,
Lugo, Cotignola e Ravenna. (Public Policy)

SOR

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