Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

SENATO, CALDEROLI: MIE PAROLE OFFENSIVE. LE SCUSE AL SENATO E A NAPOLITANO

16 luglio 2013

foto la presse

( Foto- La Presse)

(Public Policy) - Roma, 16 lug - "Prendo la parola con
disagio e imbarazzo. Non ho difficoltà a definire le mie
dichiarazioni sbagliate e offensive, e giustamente il
presidente Napolitano si è indignato e anche con lui mi
scuso". Lo dichiara in Aula a Palazzo Madama il
vicepresidente del Senato Roberto Calderoli.

"Ieri - prosegue - non sono stato presente perché impegnato
con la segreteria del partito". Calderoli ha sottolienato
che le sue dichiarazioni sul ministro Kyenge sono state
fatte quando era "preso dalla foga di un comizio rivolto a
1.500 militanti ho commesso un errore grave gravissimo. Ho
fatto subito le scuse al ministro Kyenge che le ha subito
accettate".

Quella frase, dice ancora Calderoli, non voleva avere
significati razziali o peggio ancora razzisti. Poi le scuse
al Senato: "Con quelle parole ho reso nocumento
all'istituzione a cui appartengo".

"Credo di essere uno dei pochi che ha il coraggio di dare
le dimissioni e l'ho già dimostrato, per aver indossato una
maglietta che nessuno ha mai visto", dice Calderoli
riferendosi alle sue dimissioni. "A quel tempo l'artefice di
tutto fu Gheddafi", dice Calderoli, ricordando le sue
dimissioni da ministro delle Riforme istituzionali nel 2006.

"Sarei stato pronto a dimettermi anche oggi se le forze
politiche che mi hanno eletto me lo avessero chiesto",
prosegue il senatore della Lega, puntualizzando che come
vicepresidente del Senato risponde all'istituzione, ma come
politico al suo elettorato.

"Ho fatto una sciocchezza, lo riconosco, ma chiedo che il
giudizio su di me sulla mia terzietà, come vicepresidente,
sia dato sulla base dei miei comportamenti o dichiarazioni
in quest'Aula". E poi ribadisce le scuse a Kyenge, a cui,
dice invierà "un mazzo di rose".

"Voglia ora il Senato accettare le mie scuse, ha detto
Calderoli", ribadendo però che terrà ferma la linea di
opposizione al Governo, per le politiche sull'immigrazione.
(Public Policy)

LEP

© Riproduzione riservata