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SENATO, DIMISSIONI MANGILI? I PARTITI DICONO NO, "VENGA IN AULA A SPIEGARE"

03 aprile 2013

(Public Policy) - Roma, 3 apr - "Un basso momento di
democrazia. In questo momento (al Senato; Ndr) si è votato
se accogliere le dimissioni della senatrice Giovanna
Mangili, del Movimento 5 stelle. L'assemblea, a scrutinio
segreto, ha respinto le dimissioni". Carlo Martelli,
senatore 5 stelle, pubblica su Facebook la decisione
dell'assemblea di Palazzo Madama.

La senatrice 5 stelle Giovanna Mangili si è dimessa il
primo giorno di questa legislatura "per motivi strettamente
personali" (sono le parole utilizzate dalla senatrice nella
sua lettera letta oggi in Aula), dopo essere entrata in
Parlamento come capolista in Lombardia. Ma prima delle
dimissioni, c'è la polemica.

Che vede Mangili accusata di
inciucio e di "parentopoli brianzola" per il ruolo del
marito, Walter Mio, consigliere comunale del M5s a Cesano
Maderno (Monza), che in un post su Facebook del 15 marzo
scorso ha scritto: "Alle accuse di parentopoli brianzole e
inciuci abbiamo deciso di rispondere con un gesto forte e
chiaro: le dimissioni da senatrice di mia moglie Giovanna
Mangili. Un modo deciso ed inequivocabile per dimostrare a
quanti hanno sparso veleno sul desiderio di facili poltrone
famigliari".

I VOTI CONTRARI
Pd, Pdl, Gal, Scelta Civica, Lega Nord e Gruppo Misto hanno
votato per il no, respingendo di fatto la richiesta di
dimissioni della senatrice 5 stelle.

Per il Partito democratico è stata Anna Finocchiaro a spiegare le ragioni del
voto contrario, chiedendo all'esponente del M5s ulteriori
chiarimenti: "Ciascun membro del Parlamento - ha detto
durante il suo intervento in Aula - rappresenta la nazione:
questo dice l'articolo 67 della Costituzione, che prosegue
con il divieto di mandato imperativo. Cito questo articolo
per far avvertire come pienamente impropria l'espressione di
rinunzia al mandato che è contenuta nella lettera della
collega, la quale anche noi vorremmo qui a spiegare le
ragioni per cui si dimette da quello che io ritengo sia per
ciascuno degli eletti di ogni epoca il più grande degli
onori: quello di rappresentare, senza vincolo di mandato, la
nazione".

Concorde con Finocchiaro
anche il senatore di Scelta Civica Benedetto Della Vedova,
che intervenendo ha detto: "Nel valutare l'accettazione
delle dimissioni di un parlamentare, le Camere sono sempre
tenute ad un atteggiamento prudente, perché le dimissioni
non sono un fatto che riguardi esclusivamente il
dimissionario. Chi si candida esercita l'elettorato passivo,
ma rappresenta gli elettori che, esercitando il diritto di
elettorato attivo, danno vita e legittimazione alle
assemblee democratiche".

Dopo il Pd anche il Pdl chiede alla senatrice dimissionaria
maggiori spiegazioni: "Le dimissioni di un senatore sono un
fatto importante e delicato - ha detto il senatore Lucio
Malan all'assemblea - per questo il Pdl ritiene
indispensabile che la senatrice Mangili venga personalmente
in Aula a spiegare le ragioni della sua intenzione di
rassegnare le dimissioni".

Sempre per il Popolo della libertà è intervenuta Alessandra
Mussolini (che ha deciso però di astenersi), ribadendo che
"la lettera motivazionale è molto scarsa, non riferisce
assolutamente nulla". E ha aggiunto: "Tutto questo mi
ricorda le lettere in bianco di antica e recente memoria,
che ancora oggi molte giovani donne firmano".

A rispondere ai "no" il capogruppo M5s al Senato Vito
Crimi, che in aula ha detto che la decisione di Mangili è
stata presa "addirittura prima dell'insediamento delle
Camere", infatti la neosenatrice non "ha eseguito alcuna
delle operazioni di registrazione a Palazzo Madama".

"Non è da sottovalutare - ha continuato Crimi - la
questione della scelta personale. Non è detto che chiunque
possa venire in questa sede serenamente. Magari non si trova
nelle condizioni di affrontare un agone, un luogo che non è
una piazza qualunque dove dover rappresentare le motivazioni
personali o il proprio percorso che hanno portato a fare una
tale scelta". (Public Policy)

SOR

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