Public Policy
Facebook Twitter Feed RSS

Al Senato si è parlato di Ogm e genome editing

Ogm 11 aprile 2016

ROMA (Public Policy) - Fino a quando la direttiva Ue 18 del 2001 "rimarrà in vigore, i prodotti di genome editing, se non presentano combinazioni di geni diverse da quelle ottenibili tramite incrocio o mutagenesi casuale, devono essere esclusi dal suo campo d'applicazione".

E "un'eventuale decisione di regolamentare come Ogm, organismi geneticamente modificati, i prodotti del genome editing (tecniche che permettono la modifica diretta del materiale genetico delle piante in specifici punti del genoma; Ndr) sarebbe un grave errore sotto l'aspetto scientifico, normativo, logico ed economico".

Sono queste, in sintesi, le conclusioni della Società italiana di biologia vegetale (Sibv) e della Società italiana di genetica agraria (Siga) audite in settimana dalla commissione Agricoltura del Senato nell'ambito dell'affare assegnato in materia di nuove tecnologie in agricoltura, con particolare riguardo alla tecnica del genome editing per il miglioramento genetico delle colture agrarie.

Il punto di partenza fondamentale per il ragionamento è questo: il genome editing consente di produrre piante indistinguibili da quelle risultanti da una mutazione naturale casuale.

Durante l'audizione le due società hanno ricordato come le modifiche genetiche che avvengono casualmente in natura sono state essenziali per l'evoluzione delle piante coltivate e sono, quindi, alla base della nostra stessa esistenza.

continua - in abbonamento

RED

© Riproduzione riservata