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Si rivede il ddl Tortura: dove eravamo rimasti?

giustizia 09 maggio 2017

di Fabio Napoli

ROMA (Public Policy) - L'ultimo atto del ddl per l'introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura era andato in scena, in aula al Senato, poco meno di un anno fa, il 14 luglio 2016.

Quel giorno Nico D'Ascola, presidente della commissione Giustizia, deputato di Alternativa popolare e uno dei relatori al ddl, annunciò parere favorevole a tre identici emendamenti Pd-M5s-Sinistra italiana per eliminare dalla fattispecie di tortura il termine "reiterate".

Quell'emendamento, dopo un lungo dibattito e proteste da parte delle opposizioni di destra, venne approvato facendo in modo che per commettere il reato dovranno essere rese necessarie "violenze o minacce gravi" anziché "reiterate violenze o minacce gravi".

L'approvazione di quell'emendamento capovolgeva la visione del ddl che, in commissione Giustizia del Senato, a luglio 2015, aveva reso possibile l'approvazione del provvedimento, in accordo con le opposizioni di destra. Oggi il ddl è tornato a essere esaminato dall'aula del Senato (ma ha subito - come potete leggere in abbonamento - un altro rinvio).

Il testo - a meno che l'aula non ripristini in tutto e per tutto la formulazione uscita da Montecitorio - dovrà comunque tornare alla Camera per la sua quarta lettura parlamentare. Infatti le modifiche apportate dalla 2a commissione di Palazzo Madama sono sostanziali.

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