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SOCIETÀ LIBERA, XI RAPPORTO: 2012, ANNO DELLE PRIVATIZZAZIONI "CHIACCHIERATE"

decreto 25 luglio 2013

SOCIETÀ LIBERA, XI RAPPORTO: 2012, ANNO DELLE PRIVATIZZAZIONI "CHIACCHIERATE"

(Public Policy) - Roma, 25 lug - A fronte di un'esigenza
pressante di sburocratizzazione dei processi amministrativi,
nell'ultimo anno si sono implementate ulteriori vischiosità
procedurali, due per tutte: le 38 pagine di burocratese nel
decreto Passera sull'efficienza energetica e un iter
burocratico di undici procedure, espletate mediamente in 234
giorni, per autorizzare un semplice intervento edilizio.

È quanto denuncia l'XI Rapporto di Società Libera,
l'Associazione che si propone lo studio e la promozione del
liberalismo.

"Sono esempi indicativi - scrive il Rapporto - di un
percorso inverso alla semplificazione burocratica e
all'espandersi della concorrenza, che devono far riflettere
sulle nostre complesse criticità".

Fra i tanti numeri-denuncia, il Rapporto evidenzia la
densità di avvocati rispetto alla popolazione nei Paesi Ue,
graduatoria che vede l'Italia al quarto posto con una
quantità di operatori del diritto dieci volte superiore alla
Finlandia, il quadruplo della Francia, quasi il doppio della
Germania. Ciononostante, in materia di tutela dei diritti,
l'Italia è al 53esimo posto per l'eccessiva lentezza delle
procedure giudiziarie.

L'inefficacia della giustizia civile ha, inoltre, una
ripercussione sul sistema economico tale da far scivolare
l'Italia al 73esimo posto per livello di libertà
economica(Banca mondiale, Doing Business 2013).
L'XI Rapporto di Società Libera tocca anche la
questione-Tav prendendo una posizione all'apparenza anomala
sulla realizzazione dell'alta velocità Torino-Lione.

E scrive: "La modernizzazione del Paese passa anche attraverso
nuove infrastrutture, ma non può non essere conseguente a
scelte razionali che scaturiscano da valutazioni tecniche ed
economiche. E sono proprio queste ultime a sostanziare la
posizione anti-Tav di un movimento di cultura liberale qual
è Società Libera".

"Il sostanziale arresto del processo di liberalizzazione -
scrive il Rapporto - è un ulteriore indicatore della nostra
persistente stagnazione, dar corpo alla concorrenza e
limitare il perimetro dello Stato avrebbe di certo
contribuito a innescare meccanismi di sviluppo oltre a
produrre effetti benefici sull'ammontare del debito.

La crisi di un modello e di strumenti utili a un'espansione
economica si è innescata nella crisi complessiva di un Paese
fermo, in cui, purtroppo, la classe dirigente, nel suo
insieme, è altrettanto immobile, confusa nell'individuazione
di scelte di politica economica capaci di riavviare
meccanismi di dinamicità nel circuito
investimenti-produzione-occupazione-consumi".

Il Rapporto chiede poi: chi si occuperà mai delle
scandalose concessioni autostradali, dell'esosità delle
commissioni bancarie, dell'abolizione delle licenze di
commercio, degli ordini professionali, del valore legale del
titolo di studio, del riassetto delle Autorità di garanzia,
della privatizzazione di due reti Rai, dell'antieconomico
statalismo municipale, di un sistema d'istruzione capace di
riconoscere e valorizzare meriti e capacità?

"A ben guardare - conclude Società Libera - non vediamo
attrezzati né la vecchia politica, né il dilagante apolitico
nuovismo". (Public Policy)

SPE

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