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SONDAGGI ELETTORALI, GLI ESPERTI AVVERTONO: “PER I NUOVI PARTITI NON SONO AFFIDABILI”

legge elettorale 07 febbraio 2013

liste partiti

Mentre sui grandi numeri ci si gioca il governo, sui piccoli c’è in gioco la sopravvivenza. “L’unica cosa certa è che dei sondaggi bisogna fidarsi sempre poco“, come spiega Marco Cucchini, docente di diritto costituzionale all’Università di Trieste e responsabile delle studio di consulenza elettorale, Poli@archia. Lui di elezioni ne ha seguite parecchie e quando si parla di sondaggi sui partiti neonati il suo giudizio è netto: “Sono totalmente inaffidabili, e spesso sono fatti anche in maniera superficiale, alla carlona: con un numero ristretto di intervistati si hanno spesso margini di errore attorno al 5%, il che non si traduce nel fatto che un partito dal 3 potrebbe raggiungere l’8%: ma potrebbe avere il 3,9 % e fa una bella differenza”. Infatti per i piccoli il quorum, cioè lo sbarramento per entrare in Parlamento, è del 4% alla Camera, per le liste non coalizzate, e il 2% per quelle che fanno parte di una coalizione. Al Senato si alza ancora di più l’asticella: 3% per le liste non coalizzate e 8% per le altre.

“Il problema del sondaggio – spiega ancora Cucchini – è che spesso ha in sé la risposta alla domanda. Un conto è se io faccio una domanda specifica su un partito, un conto è se spero che sia l’intervistato autonomamente a nominarmelo. I veri sondaggi sono quelli che i partiti si tengono nel cassetto”.

Fratelli d’Italia, tra i nuovi partiti, è quello che vive di più l’incertezza nei sondaggi. Partito molto forte, almeno secondo quanto sottolinea Fabio Rampelli, tra i dirigenti della nuova formazione fondata dal trio Meloni-Crosetto-La Russa, adesso il gradimento oscilla tra il 2 e il 3%: “È una percentuale di cui non abbiamo riscontro – dice l’ex deputato Pdl – siamo fortemente presenti sul territorio e capiamo quando una forza politica sta all’1 o al 5%”. Una spiegazione Rampelli se la dà attribuendola all’alleanza con il Pdl del redivivo Berlusconi, che starebbe rosicchiando consensi che nelle urne potrebbero andare a Fratelli d’Italia (partito su temi e programmi concorrente al Pdl se pur alleato).

(Public Policy per Il Fatto Quotidiano)

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