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La sopravvivenza dell'Ue passa per l'unione politica, che piaccia o meno

ue 31 gennaio 2017

di Leopoldo Papi

ROMA (Public Policy) - Se si vorrà avere ancora l'Ue, in futuro questa dovrà trasformarsi in un'unione politica, che piaccia o meno. Altrimenti le bordate dei problemi esogeni, di qualsiasi natura, ne causeranno plausibilmente la dissoluzione.

La Ue, che simula uno stato sovrano attraverso trattati internazionali - che sottraggono sovranità agli Stati membri, senza ricrearla a un livello superiore europeo - funziona solo quando non serve, cioè quando non occorre prendere decisioni politiche collettive europee vitali per la sua sopravvivenza.

Le decisioni collettive - fiscali, inerenti la sicurezza internazionale o la gestione delle frontiere - sono la reazione a problemi inattesi, ad esempio una crisi economica, o geopolitica, o migratoria.

Per farvi fronte in tempi rapidi e tutelare la propria sopravvivenza, le comunità politiche - gli Stati - si sono dotate, storicamente, di strumenti e istituzioni legittimate a decidere 'per tutti'. In Europa questo non è possibile: l'architettura comunitaria innesca un cortocircuito, per cui, nell'emergenza, le scelte dei Governi sono vincolate agli accordi europei, e tuttavia il loro rispetto può determinare il venir meno del consenso interno, e dunque alla loro caduta.

La violazione sistematica degli accordi, per contro, determina una 'uscita 'di fatto' dalla Ue, e rischia di avviare la sua dissoluzione. In questo conflitto di sovranità, anche problemi tutto sommato gestibili per un colosso economico come l'Ue, come l'accoglienza dei migranti e dei rifugiati dai conflitti mediorientali, o l'assistenza fiscale alla Grecia rischiano di mettere a repentaglio tutta l'architettura dell'Unione.

L'Ue si confronta ormai da qualche anno con problemi 'collettivi europei' molto gravi che prima non esistevano e che oggi sono diventati vitali. Per ora è riuscita a rimandare la questione cruciale della mancanza di legittimità di scelte europee grazie a strumenti surrogati prestati da soggetti terzi. Ma cosa succederà quando cesserà il quantitative easing della Bce, avviato con coraggio da Mario Draghi, che ad oggi è stato l'unico strumento efficace per contenere l'ancora irrisolta crisi sui debiti sovrani?

Cosa succederebbe se gli Stati Uniti di Donald Trump smettessero di garantire attraverso la Nato la sicurezza europea? Con ogni probabilità è stato solo grazie alla protezione americana - il cui budget militare è doppio rispetto a quello di tutti gli altri paesi dell'alleanza messi insieme - che non si è posto, finora, tra gli stati dell'Unione europea, il problema dei rapporti di forza reciproci sotto il profilo militare.

Se dovesse venire a mancare la protezione americana, fino a che punto gli altri Paesi Ue accetterebbero un predominio interno francese (unico Paese europeo ad avere armi nucleari) per quanto riguarda la loro sicurezza? È legittimo domandarsi per quanto ancora sarà possibile, per i leader della Ue e dei Paesi membri, evitare questo genere di interrogativi. (Public Policy)

@leopoldopapi

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