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Sperimentazione animale, cosa prevede il dlgs

Sperimentazione animale, ecco cosa il nuovo dlgs del governo 10 gennaio 2014

ROMA (Public Policy)- Adeguare l'ordinamento italiano alle disposizioni europee e, quindi, aumentare la protezione degli animali utilizzati per fini scientifici recependo la 'nuova' direttiva 63 del 2010 (con la possibilità di introdurre misure più estese rispetto a quanto previsto dal legislatore europeo solo se le norme sono già in vigore nell'ordinamento nazionale prima del 9 novembre 2010). È questo l'obiettivo dello schema di decreto legislativo del governo in corso di discussione in commissione Affari sociali alla Camera, secondo la disciplina di delega prevista dalla legge 96 del 2013.

I CONTENUTI La disciplina attuale fa riferimento al dlgs 116 del 1996 e all'art. 1 della legge 924 del 1931 (e successive modificazioni), che recepiscono una 'vecchia' direttiva Cee, la 609 del 1986. Lo schema di dlgs intende apportare alcune modifiche.

AMBITO DI TUTELA Come si evince da un confronto con la normativa attuale innanzitutto il nuovo schema amplia l'ambito della tutela dei vertebrati vivi "alle forme fetali di mammiferi", entro un determinata fase del loro sviluppo, e "ai cefalopodi".

LE PROCEDURE DI SPERIMENTAZIONE Tra le procedure, definite dal nuovo art.3, si inserisce "il parametro di riferimento del livello di dolore per l'inserimento di un ago secondo le buone prassi veterinarie" e le finalità per cui esse sono ammesse (disciplinate dal nuovo art.5) accolgono i requisiti previsti dal Parlamento Europeo e dal Consiglio. Tra le finalità si inserisce quella "ricerca di base" mentre, tra le esclusioni, ci sono, a partire dal gennaio 2017, "gli xenotrapianti, cioè i trapianti di organi tra animali diversi".

COMPITI DEL MINISTERO Vengono poi ridefinite le fattispecie in cui il ministero della Salute (previo parere, secondo la disciplina di deroga, del Consiglio superiore di Sanità) può autorizzare "l'applicazione delle procedure su animali in estinzione e primati non umani" e deroghe al "divieto dell'uso di animali selvatici". Inoltre lo schema regola "le condizioni di allevamento di animali geneticamente modificati e il divieto di allevamento", in via generale, "di cani, gatti e primati non umani". Il ministero della Salute deve, anche, pubblicare una "sintesi non tecnica del progetto nell'ambito della procedura ordinaria di autorizzazione", come chiede esplicitamente la direttiva europea di riferimento. Infine sono previste misure per "lo sviluppo e la ricerca di approcci alternativi e per la formazione e l'aggiornamento degli operatori degli stabilimenti" e "l'istituzione di un Comitati nazionale per la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici".

ESPERIMENTI Lo schema predisposto dal governo concerne anche "le procedure relative agli esperimenti" che si svolgono "negli stabilimenti degli utilizzatori", che devono ottemperare a determinati requisiti e essere autorizzati dal ministero della Salute per l'utilizzazione e dal Comune per l'allevamento o la fornitura di animali. L'art. 13 "definisce i criteri nella scelta di metodo e procedure" introducendo, anche, il "criterio del più favorevole rapporto tra danno e beneficio". Viene anche riformulata la disciplina per l'uso di procedure senza anestesia e introdotto l'obbligo di classificazione in base alla gravità.

GLI STABILIMENTI Inoltre ci sono nuove misure per "il personale e i veterinari degli stabilimenti, il registro degli animali, l'esercizio dell'attività di ispezione e l'eventuale valutazione retrospettiva del ministero". (Public Policy)

IAC

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