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Lo Spillo - Le lobby, il Far West e la caccia alle streghe

poltrone senato 20 gennaio 2016

(Public Policy) - di Enrico Cisnetto - La fine del Far West sarebbe un bene. La caccia alle streghe un male. All’interno del ddl Concorrenza all’esame del Senato c’è la possibilità, come ha annunciato il relatore Salvatore Tomaselli (Pd), che per la prima volta venga regolamentata e ufficializzata l’attività di lobby.

Un emendamento a prima firma di Luis Orellana (ex M5s, ora Autonomie), infatti, propone di istituire presso Palazzo Chigi un comitato per il monitoraggio dei lobbisti, con apposito registro al quale i rappresentanti di interessi dovranno iscriversi, oltre ad una banca dati in cui inserire le proprie attività e le proposte normative sostenute.

Ora, la rappresentanza di interessi è sempre esistita e sempre esisterà. In tutto il mondo, da Washington a Bruxelles, è accettata, istituzionalizzata e regolamentata. L’Italia è uno dei pochissimi Paesi che ha finora lasciato tutto nella più totale indeterminatezza nonostante le decine di proposte in materia, aprendo da una parte alle peggiori nefandezze, dall’altra alla criminalizzazione di attività lecite ovunque.

Questa inedita possibilità, allora, potrebbe rivelarsi molto utile per mettere in chiaro le cose, assicurare trasparenza e professionalità, definendo cosa è lecito e cosa non lo è nel vasto mondo delle relazioni istituzionali.

Finalmente, invece della caccia a “poteri oscuri e maligni”, si potrebbe pacificamente accettare che imprese, associazioni e perfino istituzioni locali (come riportato da Public Policy/#Stradeblog, Cincinnati è la città statunitense numero 240 che ingaggia società di lobbying per curare i propri interessi a livello federale), monitorano, studiano e cercano di consigliare il decisore pubblico nell’ambito dei processi decisionali attraverso professionisti e società specializzate.

Purtroppo, per anni si è lasciato tutto nella più totale assenza di regole, lasciando che i lobbisti divenissero nella pubblica opinione i peggiori traffichini e faccendieri. Ma non si può combattere la corruzione, sempre più dilagante, mettendo in galera tutti quelli che rappresentano, direttamente o per conto di altri, degli interessi.

È praticando queste forme di giustizialismo che, negli ultimi vent'anni, abbiamo ottenuto il bel risultato di essere ben peggio che ai tempi di Tangentopoli. Invece, quello che servirebbe sarebbero poche, semplici e chiare regole. (Public Policy)

@ecisnetto

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