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Stessa spiaggia, stesso mare: la delega, spiegata

Spiagge 30 gennaio 2017

ROMA (Public Policy) - Prevedere criteri e modalità di affidamento che rispettino i principi di concorrenza, qualità paesaggistica e sostenibilità ambientale, valorizzazione delle peculiarità territoriali, libertà di stabilimento, garanzia dello sviluppo e della valorizzazione delle attività imprenditoriali, attraverso procedure selettive che "assicurino garanzie di imparzialità e trasparenza", prevedano "un'adeguata pubblicità" e "tengano conto della professionalità acquisita".

Ma, anche, stabilire adeguati limiti minimi e massimi "di durata delle concessioni" entro cui "le regioni fissano la durata" in modo da assicurare "un uso rispondente all'interesse pubblico", prevedendo anche che esse possano "disporre che un operatore economico può essere titolare di un numero massimo di concessioni".

Sono questi i principali criteri direttivi e principi previsti nel ddl che delega l'esecutivo alla revisione e al riordino della normativa su concessioni demaniali, marittime, lacuali e fluviali, ad uso turistico-ricreativo.

Il ddl, di iniziativa governativa, è stato deliberato dall'ultimo Cdm e prevede che il Governo adotti, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge (che sarà sottoposta al vaglio del Parlamento), uno o più dlgs nel rispetto, oltre a quanto stabilito nella legge delega, anche "della normativa europea".

I decreti delegati saranno emanati da Mibact, Mit, Mef e Affari regionali, con l'ok di Ambiente, Sviluppo economico e Pa, "previa intesa" in Conferenza unificata e parere del Consiglio di Stato.

Tra gli altri punti cui dovranno riferirsi i decreti delegati vi sono quelli di stabilire le modalità procedurali "per l'eventuale dichiarazione di decadenza" delle concessioni e "per il subingresso in caso di vendita o di affitto delle aziende.

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IAC

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