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#Stradeblog // E se anche le città assumessero i lobbisti?

lobby 19 gennaio 2016

ROMA (Public Policy - stradeonline.it) - di Luigi Ferrata - È notizia recente che la città di Cincinnati ha assunto Squire Patton Boggs, una delle principali società di lobbying statunitense, per curare i propri interessi con le istituzioni federali.

Leggendo il contratto si trova che Cincinnati pagherà 200mila dollari per far sì che la propria voce sia più ascoltata a Washington. In particolare, i lobbisti si impegnano ad agire come rappresentanti ufficiali della città nei confronti del Congresso degli Stati Uniti e delle varie agenzie governative per avviare campagne di advocacy su progetti di legge e altre questioni che possono impattare sulla città.

Inoltre Squire Patton Boggs organizza incontri con i decisori pubblici federali per implementare cornici legislative favorevoli all'insolito cliente, e al tempo stesso mantiene e cura i rapporti con le organizzazioni di categoria come la National League of Cities e la U.S Conference of Mayors per rafforzare le relazioni anche con questi soggetti.

La decisione di Cincinnati ha colto di sorpresa i parlamentari della zona, che si considerano la "cerniera" naturale tra il governo cittadino e quello centrale e che si sono sentiti esautorati. Eppure non è la prima volta che succede: secondo i dati elaborati dal Center of Responsive Politics (uno dei principali watchdog del mondo lobbistico Usa) nel decennio 1998-2008, più di 240 enti locali hanno pagato lobbisti a Washington, per una somma complessiva pari a circa 150 milioni di dollari, per la tutela dei propri interessi.

In effetti, accade in tutto il mondo che le singole città si trovino a competere tra di loro per ricevere maggiore attenzione e finanziamenti da parte dei governi centrali. Si pensi alla competizione per ricevere finanziamenti per opere infrastrutturali (ad esempio metropolitane, strade, ospedali o scuole), o ancora alla richiesta di interventi straordinari per gestire l'immigrazione o contrastare la criminalità, o per risolvere questioni ambientali e occupazionali.

Sarebbe interessante, a questo punto, considerare la possibilità di replicare un'iniziativa del genere anche a livello italiano, e cioè valutare se consulenti privati siano utili per massimizzare l'efficacia della rappresentanza degli interessi degli enti locali.

A prima vista in Italia esistono, come del resto negli Stati Uniti, parlamentari legati al territorio di riferimento, territorio delle cui istanze si fanno portavoce gli organismi territoriali dei partiti che agiscono sui vertici nazionali per ricevere supporto ed appoggi, ed infine associazioni come l'Anci che hanno il compito di rappresentare le istanze dei Comuni e sono molto ascoltate dal governo.

Tuttavia i soggetti pubblici elencati in precedenza non sembrano riuscire a perseguire in maniera completamente efficace il loro intento. Per quanto riguarda i parlamentari, basti considerare le difficoltà che possono insorgere quando, banalmente, appartengono a un partito diverso rispetto a quello di maggioranza o a quello che governa la città: difficoltà di comunicazione o addirittura diversità di vedute e di obiettivi politici.

Anche nel caso più favorevole, quello in cui tutti gli interlocutori siano dello stesso colore politico, è difficile ipotizzare che i parlamentari possano dedicarsi a tempo pieno con visione strategica ed operativa a fare i "lobbisti" della propria città.

Discorso analogo vale anche per i funzionari di partito, con l'aggravante che i partiti organizzati con sezioni capillarmente diffuse sul territorio stanno scomparendo per essere sostituiti da organismi più "fluidi", che non sono più in grado di esercitare pienamente il ruolo di raccordo.

Gli organismi come l'Anci hanno invece un costante e proficuo livello di interlocuzione con Parlamento e governo e sono sempre ascoltati nelle varie fasi dei processi legislativi e decisionali, anche grazie alle figure politiche preminenti che eleggono negli organismi di vertice.

Tuttavia l'Anci, essendo organizzazione di rappresentanza di tutti i Comuni italiani, non è una istituzione adatta a soddisfare le esigenze particolari del singolo comune. Negli Stati Uniti questa funzione sembra poter essere svolta meglio da figure di lobbisti specializzati, più flessibili nell'implementare strategie e al tempo stesso liberi e indipendenti da ogni legame politico che potrebbe rallentare o compromettere il perseguimento degli interessi particolari dei singoli Comuni. (Public Policy - stradeonline.it)

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