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#Stradeblog // Irlanda, il sì alle nozze gay prevale nelle contee più ricche

irlanda diritti gay 28 maggio 2015

ROMA (Public Policy - Stradeonline.it) - di Michele De Vitis - Grandi squilli di trombe hanno accolto in Italia il risultato del referendum irlandese sulle nozze gay. Se in pochi hanno infatti notato come nella stessa consultazione gli irlandesi abbiano votato massicciamente contro l'abbassamento dell'età minima per la presidenza della Repubblica (da 35 a 21), in tanti hanno applaudito il sì di 1 milione e 200mila cittadini (su 3 milioni e 200mila) alla modifica costituzionale che permette il matrimonio a coppie dello stesso sesso.

Un voto (e una partecipazione al voto) non uniforme però a livello territoriale nei 43 collegi d'Irlanda. Dall'analisi dei dati si osserva come, tendenzialmente, a un'alta affluenza corrisponda una bassa percentuale dei no e come, all'abbassarsi dell'affluenza, aumenti la quota dei no. Il fenomeno, sempre più apprezzabile man mano che ci si sposta dal centro alla periferia, segna una netta differenza tra la Border, Midland and Western Region (BMW, 11 collegi, 13 contee per il 27% della popolazione) e la Southern and Eastern Region (SE, 32 collegi, 13 contee), due macroaree statisticamente rilevanti per Eurostat organizzate anche in assemblee per la gestione dei fondi strutturali europei (da gennaio queste aree sono diventate tre).

Dunque, per dirla con Fiorella Mannoia, nelle zone del Donegal (BMW) si registra una bassa partecipazione al voto e un'opinione contraria alle nozze gay più forte che nel resto d'Irlanda, mentre diversi sono i trend che possiamo notare da Dublino fino al Connemara (contea di Galway). Nella capitale divisa in 11 collegi, si afferma infatti un sì massiccio con un fronte del no che viaggia nella forbice 25-33% su livelli molto più bassi rispetto al resto d'Eire.

Il dato è indicativo di come resista ancora, anche all'interno della stessa Dublino o della contea di Limerick, la frattura centro-periferia di rokkaniana memoria. Una tesi confermata anche nella contea di Galway, situata nella provincia del Connacht e ripartita in due collegi (Ovest ed Est). Sono infatti ben 8 i punti percentuali di differenza dei sì al matrimonio omosessuale tra Galway West, la constituency che comprende anche la città di Galway (61%), e la più rurale Galway East (53%).

Differenze interne alla BMW Region si osservano tra la contea di Roscommon, a trazione agricola e unico collegio in cui vincono i no (51%), e la contea di Louth (no al 36%), confinante con la contea di Dublino. Emerge dunque un'Irlanda divisa in due tra città e campagna, un contrasto su cui incide sicuramente il livello di benessere dei cittadini che vivono nelle diverse zone del Paese.

Le rilevazioni Eurostat infatti ci consegnano una marcata differenza del Pil procapite reale tra la BMW region e la SE Region, con un Nord più povero (22.500Ç) e un Sud più benestante (38.800Ç), una tendenza che ribalta il derby italico tra Settentrione e Mezzogiorno e che si può riscontare in altri Paesi europei come la Svezia. Nel rifuggire da generalizzazioni interne ed esterne alle due macroaree, non possiamo però esitare nel sostenere come anche la variabile reddito abbia influenzato l'espressione del voto, facendo sbancare i comitati pro nozze gay.

Il quesito oggetto della consultazione metteva sicuramente in ballo convinzioni e tradizioni e, come promosso da partiti e media, avrebbe esteso con impulso bottom-up la sfera dei diritti dell'individuo in un Paese marcatamente cattolico. Ora, al netto delle credenze personali e religiose, è chiaro come il cittadino più sensibile a un'espansione dei diritti, propri e altrui, sia tendenzialmente quello che, secondo la scala di Maslow, abbia visto soddisfatti altri bisogni più essenziali, dai più fisiologici a quelli che riguardano la propria sicurezza intesa anche in chiave economica.

Lo dimostra anche l'esito del referendum sul divorzio in Italia nel 1974, arrivato mentre erano ancora accesi gli ultimi fiochi bagliori dello sfavillante boom economico. Anche all'epoca, a livello territoriale si registrarono forti differenze tra l'Italia consapevole e quella più arretrata: il fronte dei contrari alla legge sul divorzio variò dal 60,1% del Molise al 29,1% del Piemonte e dell'Emilia Romagna. Ecco dunque che la crescita economica assume un ruolo determinante nella crescita dei diritti.

Una società che produce ricchezza e aumenta dunque la torta da dividere tra i suoi consociati appare più pronta a "concedere" o "accettare la concessione" di nuovi diritti a minoranze e gruppi sociali comunque circoscritti. Forse il referendum irlandese potrebbe essere interpretato proprio come il prodotto di una stagione di ricrescita, una fase in cui il Pil è cresciuto in maniera molto più sostenuta rispetto all'Italia nonostante le più pesanti ripercussioni della crisi del 2008. (Public Policy - Stradeonline.it)

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