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#Stradeblog // I veri numeri dell'impegno italiano sull'immigrazione

immigrazione 27 maggio 2015

ROMA (Public Policy / Stradeonline.it) - di Thomas Manfredi - Lo "storytelling" della stampa, e anche del Governo, è che l'Italia si trovi sola a gestire un flusso di migranti crescente, e che il compromesso Juncker, più volte rivisto al ribasso per le pressioni di paesi come Francia e Ungheria, veda l'Italia perdente. Dovrà, infatti, farsi carico di tutto lo stock di migranti degli ultimi mesi, poiché le "quote" sarebbero da applicare solo ai nuovi sbarchi.

Come si confronta questo racconto con i dati disponibili sulle richieste di asilo in Ue, pubblicati da Eurostat? Se si osserva la distribuzione fra Paesi Ue della totalità dei flussi dei richiedenti asilo dall'inizio del 2014 fino a febbraio 2015, si può notare come le richieste di asilo presentate in Italia sono l'11% del totale, contro il 30% in Germania, il 10% in Francia, il 5,4% in Uk.

Se si pensa che un Paese con 9 milioni di abitanti come la Svezia ha la nostra stessa quota percentuale, si comprende che lo sforzo relativo del nostro paese non è per nulla titanico, ma in media con le aspettative e i parametri stessi scelti dalla Commissione. Altro punto fermo: a prima vista, il piano Juncker, basato su parametri come popolazione, Pil e tasso di disoccupazione non cambierà di molto la situazione.

Più preoccupante, invece, è la gestione amministrativa delle richieste di asilo, nel nostro Paese. La procedura di rilascio di asilo politico è a dir poco farraginosa, ad essere onesti è uno dei tanti incubi regolatori a cui siamo abituati. Risultato pratico? Basta guardare gli asili rilasciati in via definitiva in tutto il 2014 in percentuale dello stock di coloro che hanno fatto richiesta.

L'Italia con un misero 0,1% risulta fra i Paesi meno virtuosi e più inefficienti. Vale la pena citare il numero assoluto. In tutto il 2014 solo 45 asili politici sono stati riconosciuti definitivamente. E il resto delle richieste? Ebbene, com'è lecito aspettarsi la gran parte dei richiedenti rimane nel limbo amministrativo di un permesso "momentaneo". Un paio di domande, allora, sono abbastanza scontate.

Non è che la farraginosità del sistema nasconda la voglia matta, non dichiarata e non dichiarabile, che i migranti stessi, stanchi del trattamento Pa italiana si stanchino e riprendano la via della migrazione verso i nostri partner europei? Non sarebbe più efficace, dal punto di vista del potere contrattuale nei confronti della Ue, essere allo stesso tempo trasparenti nel non volere superare una certa quota, e trattare i migranti come essi si meritano, ovvero con la tutela della legge in tema di asilo?

La strategia "guarda sei - come dire - non voluto" può anche funzionare. Ma sarebbe meglio sostituire le pantomime con scelte responsabili di fronte agli elettori, trattati come sempre come dei perfetti ingenui. Al netto di chi, poi, controlla i numeri.(Public Policy / Stradeonline.it)

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