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#Stradeblog // Profughi e immigrazione: le tendenze italiane ed europee

immigrazione 30 aprile 2015

ROMA (Public Policy / Stradeonline.it) - di Marianna Mascioletti - I flussi migratori verso l'Europa sono prevalentemente misti. Comprendono sia migranti economici che richiedenti asilo, in un contesto di crescente instabilità e di conflitti. A dimostrarlo basta un dato: il 55% degli sbarcati in Italia nel 2014 proveniva da due soli Paesi, Siria e Eritrea. Analoga la situazione dell'Ue, dove la percentuale di siriani e eritrei tra gli immigrati irregolari è stata nello stesso anno del 45%.

La maggior parte dei migranti irregolari nell'Unione europea rientra comunque nella categoria degli overstayers, che entrati con regolare visto Schengen, restano in Europa anche dopo la sua scadenza, mentre gli altri giungono attraverso le frontiere terrestri e, sempre più, marittime. Quanti richiedono protezione internazionale costituiscono una componente importante all'interno dei flussi misti in arrivo in Italia.

Il ministero degli Esteri attesta che nel 2014, a fronte di 170.100 sbarchi complessivi, sono state presentate quasi 65.000 richieste di protezione internazionale, un ammontare superiore alla media degli ultimi dieci anni, che ha superato anche le domande d'asilo registrate nel 2011 a seguito della "Primavera araba". I richiedenti asilo, dunque, rappresentano circa il 38% degli sbarcati. Nel primo trimestre del 2015 sono state presentate all'Italia 17.129 richieste, con un tasso costante di riconoscimento delle domande esaminate di circa il 50%.

Nell'ultimo rapporto dell'Unhcr, il nostro risulta oramai il quinto Paese al mondo per numero di richiedenti asilo, preceduto solamente da Usa (173.100), Germania (121.200), Turchia (87.800) e Svezia (75.100), ma continua a essere solo il terzo in Europa; i richiedenti asilo in Italia sono circa il 10% del totale di quelli di tutta l'Ue, dove nel 2014 sono state presentate 626.000 richieste di asilo (+44% rispetto al 2013). Migranti, rifugiati e clandestini vengono spesso messi sullo stesso piano anche dagli organi d'informazione. Ma non sono figure giuridicamente equiparabili, così come diverse sono le forme di protezione riservate ai richiedenti asilo.

Lo status di "rifugiato" viene riconosciuto al cittadino straniero o apolide che, nel timore fondato di essere perseguitato per la sua razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza (o, nel caso di apolide, la dimora abituale) e non può avvalersi della sua protezione. La "protezione sussidiaria" viene riconosciuta quando, pur in assenza dei requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato, sussistano fondati motivi di pericolo in caso di ritorno nel Paese di origine o di dimora abituale nel caso di apolide.

Accanto a queste due fattispecie, la normativa italiana ne prevede una terza: la concessione della protezione umanitaria (su base annuale, rinnovabile) nel caso in cui non venga accolta la domanda di protezione internazionale, in presenza di gravi motivi di carattere umanitario. Il totale degli sbarcati nel 2015, da gennaio ad oggi, è di 26.215 unità (+6,7% rispetto ai 24.563 dello stesso periodo del 2014): ciò dimostra che non era l'operazione Mare Nostrum, conclusasi nel dicembre 2014, a incentivare, come qualcuno ha affermato, i flussi migratori dalla sponda Sud del Mediterraneo.

Chi decide di attraversare il mare, spesso a prezzo della propria vita, lo fa per fuggire da aree di guerra e di instabilità politica. Dal canto suo la Libia, da cui sono partiti 141.484 dei 170.100 migranti sbarcati in Italia nel 2014, non può al momento essere coinvolta in strategie internazionali di prevenzione e regolamentazione dei flussi migratori. (Public Policy / Stradeonline.it)

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