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TASSE, IL DOCUMENTO DI CIVATI: PER TAGLIARLE SI PARTA DALL'IMPOSTA SUL REDDITO

QUANTI RISCHI NEI CANTIERI SEMPRE APERTI DELLA FINANZA PUBBLICA /COMMENTO 18 ottobre 2013

TASSE, IL DOCUMENTO DI CIVATI: PER TAGLIARLE SI PARTA DALL'IMPOSTA SUL REDDITO

IL TESTO MESSO A PUNTO DAL CANDIDATO ALLA SEGRETERIA DEL PARTITO DEMOCRATICO

(Public Policy) - Roma, 18 ott - "Il nostro problema - italianissimo - è che abbiamo smesso da molto tempo di cercare di essere il luogo per chi vuole lavorare. Lo abbiamo fatto con una pubblica amministrazione inefficiente e un livello di corruttela endemico ma, soprattutto, con un mercato del lavoro incoerente e un sistema fiscale sconsiderato.

Nel Paese con la più alta tassazione sul lavoro di tutti i principali paesi europei, l'imposta sul reddito è il punto di partenza ideale da cui cominciare per tagliare le tasse". È quanto si legge nel documento messo a punto dal candidato alla segreteria del Pd, e deputato, Pippo Civati, consegnato all'atto della deposizione ufficiale della candidatura e diffuso oggi sui social network. In tema di lavoro, Civati parla di "dare la possibilità di vivere e di essere attivi a quanti il lavoro l'hanno perso e a chi non lo trova sostenendolo con ammortizzatori sociali degni di questo nome, a cominciare dal reddito minimo garantito".

Per quanto riguarda la politica fiscale deve andare, per Civati, in direzione di una riduzione decisa della "tassazione sul lavoro e sulla produzione", colpendo "la rendita" e promuovendo "la ricchezza reinvestita nello sviluppo". E ancora: "Un Paese più uguale e efficiente è quello dove la giustizia (quella di tutti, non quella di uno solo, sempre lo stesso) non diventa giustizia negata a causa della durata insostenibile dei processi.

È quello in cui la burocrazia non strozza le imprese quando vogliono crescere e non ne mette a repentaglio l'esistenza, in cui la corruzione non assume proporzioni dilaganti al punto da scoraggiare gli investimenti; in cui è valorizzata la funzione centrale della conoscenza". Un capitolo a parte è dedicato al Partito democratico: "La tragica gestione del risultato elettorale, l'anonimo e calcolato sabotaggio della candidatura alla presidenza della Repubblica di Romano Prodi, il veto sulla figura di Stefano Rodotà, fino all'approdo a un governo con una delle destre peggiori d'Europa, hanno precipitato il Partito democratico (e i nostri elettori) - scrive Civati - in uno stato psicologico confusionale".

"Un partito che invece tra Rodotà e Prodi si dovrebbe collocare, per ritrovare se stesso". Infine, sulle correnti: "Un partito serve se si fa specchio della sua migliore società, se generosamente mette insieme le storie delle donne e degli uomini migliori, senza chiedersi a quale delle mille maledette correnti appartenga". (Public Policy)

GAV

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