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Tav, se ne riparla al Senato: ecco il ddl sull'accordo con la Francia

Tav, se ne riparla al Senato. Cosa c'è nel ddl su accordo con la Francia 2015 24 ottobre 2016

di Luca Iacovacci

ROMA (Public Policy) - A pochi giorni di distanza dalla nomina di esperti del contro-osservatorio No Tav (che "risponde" a quello governativo guidato da Paolo Foietta) da parte della giunta M5s di Torino e della sindaca Chiara Appendino, la questione sulla Torino-Lione torna nelle aule parlamentari.

La settimana scorsa è iniziato infatti, in commissione Esteri a Palazzo Madama (relatore Gian Carlo Sangalli, Pd), l'iter di un ddl governativo che esegue l'accordo italo-francese per l'avvio dei lavori definitivi della sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, fatto a Parigi il 24 febbraio 2015, e il protocollo addizionale fatto a Venezia l'8 marzo 2016, con annesso regolamento dei contratti (adottato a Torino il 7 giugno 2016).

Il ddl di ratifica, che si compone di 4 articoli, è stato presentato dall'esecutivo il 7 ottobre scorso ed è stato subito inserito nel calendario della commissione Esteri al Senato (è stato assegnato alla commissione in sede referente il 14 ottobre). Previsti i pareri delle commissioni Affari costituzionali, Giustizia, Bilancio, Lavori pubblici, Ambiente, Unione europea e Questioni regionali.

IL DIBATTITO IN COMMISSIONE

Sangalli, in sede di esposozione, ha ricordato come l'Ue, già dal luglio 1996, abbia previsto di creare una rete ferroviaria transeuropea, di cui la Torino-Lione "è stata configurata come asse prioritario", inserendosi "nel Corridoio 5 Lisbona-Kiev della Rete transeuropea dei trasporti, uno dei dieci corridoi ritenuti prioritari". E come la linea abbia "potuto contare, già in fase di studio, di importanti quote di cofinanziamento europeo: fino all'anno 2019, pari al 40% dell'ammontare delle spese". Italia e Francia, in materia di costi, "hanno già fissato la ripartizione dei costi della sezione transfrontaliera dell'opera nella misura del 57,9% a carico dell'Italia e del 42,1% della Francia, al netto del contributo europeo".

Per quanto riguarda la sezione trasfrontaliera essa costituisce, ha detto ancora Sangalli, "la prima fase di realizzazione dell'opera e si estende per circa 65 km fra le cittadine di Saint-Jean-de Marienne in Francia e Susa/Bussoleno in Italia. Il suo elemento fondamentale è una galleria di 57 km (di cui 12 in Italia) che consente di limitare la pendenza massima dell'attuale linea di montagna esistente fra Torino, Bardonecchia, Modane e Lione e dunque di abbattere del 40% il costo energetico di attraversamento per i treni merci lungo la tratta".

Gli iter autorizzativi "in entrambi i Paesi si sono conclusi nel 2015 ed attualmente è in corso la finalizzazione del cosiddetto 'progetto di riferimento finale' che recepisce tutte le prescrizioni derivanti dagli atti approvativi nazionali". Marco Scibona (M5s) in replica a Sangalli, ha sottolineato che il finanziamento Ue sia "possibile fino al 40% del costo complessivo, ma per la sola parte internazionale dell'opera" e che l'Ue "ha dimezzato il finanziamento previsto, a causa dei ritardi nell'avvio dei lavori", sottolineando inoltre come la ripartizione della spesa complessiva sia svantaggiosa per l'Italia, costretta a sopportare il costo maggiore, a fronte di un tragitto inferiore, rispetto a quello francese, nel proprio territorio.

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