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THATCHER, LA DONNA "DI FERRO" CHE HA SPINTO LA GRAN BRETAGNA VERSO IL TERZIARIO

thatcher 17 aprile 2013

thatcher

(Public Policy) - Roma, 17 apr - (di Aroldo Barbieri) Londra oggi celebra Margaret Thatcher con un funerale degno di una regina. Fu la sua “vera gloria”? A distanza di un congruo numero di anni, è lecito azzardare un bilancio dell'azione, indubbiamente più che significativa, della "lady di ferro" nell'indirizzare il cambiamento del capitalismo occidentale dalla preminenza dell'industria manifatturiera a quella del terziario, con importanti conseguenze sulla geopolitica.

La Thatcher ha condotto una guerra senza quartiere, in nome del liberalismo, al dominio di un sindacato che ingabbiava l’industria inglese in una condizione di semi paralisi. Nei decenni successivi alla conclusione del conflitto mondiale, il trionfo del capitalismo del "fare" aveva parallelamente ingigantito la forza del sindacato organizzato, arrivata ad esercitare ad un potere di veto patologico. Di qui la gratitudine della destra nei suoi riguardi per aver spezzato tale potere. Va detto però che nessuno, seppure geniale, è decisivo nell'indirizzare le sorti del mondo e la Thatcher con le sue idee e e l'azione conseguente ha accelerato il processo di passaggio dall'economia della manifattura a quella del terziario avanzato, che per l’Inghilterra ha significato soprattutto finanza.

Il suo verbo, raccolto negli Usa da Ronald Reagan, ha avuto conseguenze importantissime non solo nella trasformazione dell’apparato produttivo USA, ma nella geopolitica, con la fase finale della “guerra fredda all'Urss e del collasso dell'impero sovietico, dimostratosi non in grado di reggere la sfida del capitalismo ben più ricco ed efficiente.

La caduta del muro di Berlino ha posto fine al “secolo breve”, all'anomalia rappresentata dal realizzarsi nel mondo, dominato dal capitalismo, della “dittatura del proletariato”. Prende il via da lì la fase che stiamo vivendo e che ha portato, per un’altra forma di patologia, alla crisi attuale, fatta di eccesso di finanza. Non a caso le banche inglesi hanno preceduto quelle americane, poi
giapponesi e tedesche, anche sotto questo profilo. Non a caso, oggi, il premier Cameron può dire che se l’Inghilterra rinunciasse alla centralità della “city” farebbe il pari con frau Merkel, qualora il cancelliere smantellasse l’industria dell’auto tedesca.

Dalla caduta del muro si sono accentuate le distanze tra l'Inghilterra, che ancora spinge per un Europa da “mercato unico” e la Germania, che vorrebbe la sua unità, anche politica, ma secondo la proprie regole. La crisi che ci ha investito, deflagrata nel 2008, ha dato nei fatti ragione alla seconda, che ha mantenuto più di ogni altro Paese europeo la preminenza della manifattura, ma
che ha anche, sin dai tempi di Otto von Bismarck, elaborato quella dottrina e pratica collaborativa fra capitale e sindacato, oggi conosciuta come “capitalismo sociale di mercato”, un ossimoro nella formulazione semantica, ma fattivo nella sua realizzazione.
Fu vera gloria quella di Margaret Thatcher? Sicuramente sì, perché la gloria non è fatta solo di luci, così come per Napoleone. (Public Policy)

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