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Tlc, Fastweb: non crediamo a una società della rete. Il governo guardi all'Australia

banda larga 04 marzo 2015

ROMA (Public Policy) - "Io francamente non credo a una società della rete, che è un po' il tema del giorno. Noi ci comportiamo come se portare la fibra a casa sia la fine dell'innovazione, e a quel punto vada bene anche un'unica società. Non è così, perché la fibra è come il cavo coassiale, ovvero un mezzo di trasmissione, mentre sono le tecnologie attive che fanno la differenza". Lo ha detto, durante un'audizione in commissione Trasporti alla Camera, Lisa Di Feliciantonio, rappresentante di Fastweb Spa.

"Quando Fastweb passò dalla sua rete in fibra a operare anche sul resto del territorio - ha aggiunto Di Feliciantonio - utilizzando il rame di Telecom, aveva un problema enorme: portava 10 megawatt sulla fibra e in quel periodo Telecom andava sul rame a 640 kilobyte. Noi ci siamo allora inventati una tecnologia per andare a 10 mega anche sul rame. La competizione, che vuol dire dover rimanere a galle e inventarsi sempre qualcosa per restare sul mercato, è fondamentale per questo settore. Non è il gas, dove ci sono sempre gli stessi tubi da 50 anni".

E sul piano banda ultralarga di Renzi (o meglio sulle anticipazioni uscite in questi giorni, prima dell'ultimo Cdm), la rappresentante Fastweb ha detto: "Il tema dello switch off? Il governo se vuole andare in questa direzione e comprare la rete di Telecom, un asset privato, spendendo 15 miliardi per fare questa cosa sappia che dove ci hanno provato non è andata bene". Di Feliciantonio ha fatto riferimento all'esperienza australiana, 5 o 6 anni fa, definita "un fallimento": "Ora hanno un nuovo piano che è quasi tutto 'Fiber-to-the-cabinet'". (Public Policy) GAV

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