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TRA ANNUNCI BCE E PRECISAZIONI FED PER L’AGOSTO SI PREANNUNCIA CALMA (RELATIVA) SUI MERCATI

Tra annunci BCE e precisazioni FED per l’agosto si preannuncia calma (relativa) sui mercati 22 luglio 2013

Tra annunci BCE e precisazioni FED per l’agosto si preannuncia calma (relativa) sui mercati

(Public Policy) - Roma, 22 lug - Ferie in vista con tempo
relativamente stabile: non si preannunciano per agosto
tempeste finanziarie. Ben Bernanke, governatore Fed, ha
precisato che il ridimensionamento prima e la cessazione
poi dell’acquisto di titoli sul mercato, a sostegno della
ripresa, avverrà “senza un percorso e un timing predefinito”.

La precisazione ha tranquilizzato i mercati, che avevano
interpretato forse in modo troppo preoccupato l’intenzione
della Fed di porre progressivamente fine entro il 2014
alla straordinaria immissione di liquidità anti crisi.

Se n’è giovata Wall Strett, che ha ananellato nuovi record,
ma soprattutto il mercato obbligazionario. Da parte sua il
Governatore della Bce, Mario Draghi, ha annunciato un primo
passo verso l’ accettazione in garanzia da parte dell’Eurotower
di un tipo di titoli cartolarizzati basati sui prestiti alle Pmi
in cambio di liquidità.

Gli Abs ammessi dovranno avere come sottostante un solo tipo
di prestiti (e sono quindi meno pericolosi) e fruire della
garanzia di istituzioni europee o nazionali, quali la Bei,
la Commissione o le agenzie nazionali di sviluppo, quali la
Cassa depositi e prestiti.

Appare ora più chiaro il significato della riunione avvenuta
all’Economia, due giorni prima (presente anche il presidente
di Cdp, Franco Bassanini), quando il ministro Fabrizio Saccomanni
ha aperto alle cartolarizzazioni dei crediti vantati dal
sistema nei riguardi delle Pmi, che costituiscono la fascia
di imprese che più soffrono il credit crunch.

Ma l’avvenimento forse più significativo per la futura stabilità
del sistema finanziario e non solo è la decisione assunta
nell’ambito del G20 di passare dalle parole ai fatti nel
contrasto all’evasione e soprattutto all’elusione agli obblighi
fiscali, che le multinazionali mettono in atto triangolando
fra i vari Paesi e tra questi e i vari “paradisi fiscali”.

Appare chiaro che il pesante onere del welfare state, che
è anche il vanto della civiltà occidentale, non può reggere
se, superata la dimensione degli stati nazionali con le
loro frontiere, non arrivano più ai singoli Stati le risorse
per mantenere alti le garanzie e i servizi al livello richiesto
dalle popolazioni (causa non secondaria delle difficoltà che
incontra la democrazia).

Il G20 ha approvato un piano dell’Ocse, che impegna i Paesi
aderenti all’organizzazione parigina a contrastare la pratica
di spostare gli utili da un Paese all’altro, allo scopo di
pagare meno tasse (la corporate tax varia dal 34% del Belgio
al 12,5% dell’Irlanda) e a rivedere la normativa sulla
“doppia imposizione”, che si è trasformata in non pochi
casi in “nessuna imposizione”.

Da segnalare infine le pressioni del Fondo sugli Stati
Uniti, affinché sterilizzino le cause intentate da cittadini
Usa all’Argentina, in relazione al passato default. Una
vittoria dei ricorrenti, che non hanno accettato le penalizzanti
transazioni offerte da Buenos Aires, scatenerebbe una tempesta
sulle obbligazioni argentine. In questa (sinora) poco calda
estate costituirebbe una turbativa in un equilibrio ancora
relativamente stabile. (Public Policy)

ABA

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