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TUNISIA, LE ANALISI DELLA POLITICA ITALIANA

Tunisia, nuovi scontri in città 08 febbraio 2013

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(Public Policy) - Roma, 8 feb - Stamattina in diretta a Radio Anch'io,
alcuni politici e candidati alle prossime elezioni sono intervenuti
sugli scontri in Tunisia in seguito all'uccisione, mercoledì mattina,
del capo dell'opposizione Chokri Belaid.

PISTELLI (PD): LE RIVOLUZIONI SI FANNO CON TWEET LE DEMOCRAZIE NO
"Le rivoluzioni si possono fare con un tweet ma le transizioni
alla democrazia no". Lo dice il candidato Pd Lapo Pistelli
intervenendo sugli scontri in Tunisia seguiti all'uccisione,
mercoledì mattina, del capo dell'opposizione Chokri Belaid.
Pistelli fa alcune considerazioni: "La Tunisia è un Paese
che è passato dopo 7 secoli di califfato e autoritarismo a
tuffarsi nella democrazia". Il concetto nuovo nella società
araba tuttavia, per Pistelli, sorto con le 'primavere' del
2011, "è il tema dell'empowerement, e cioè: se ho buttato
giù un autocrate una volta, potrò farlo una seconda".

Non è lecito per Pistelli, il parallelo tra l'omicidio del
leader dell'opposizione tunisina e Matteotti, avanzato da
qualche commentatore. Ricorda come, sul caso, in Tunisia
"c'è un non casuale silenzio degli altri leader
dell'opposizione. La vera partita è lo scontro pesante
all'interno del partito islamico. Dentro a quel partito c'è
anche chi sostiene di voler governare laicamente pur essendo
islamici". Il nuovo Governo italiano, e tutta l'Italia, per
Pistelli, deve ingaggiare, con queste transizioni un
rapporto paritario sul lungo termine. Per l'Italia non è una
scelta politica, dice Pistelli "ma un dovere".

ALLAM (IO AMO L'ITALIA): INVESTIRE NELLA FORMAZIONE GIOVANI AFRICANI
"I musulmani possono essere liberali a livello individuale,
ma quando una forza politica adotta il Corano come riferimento
ideologico, a quel punto non è più compatibile con la democrazia".
Ne è convinto Magdi Cristiano Allam, fondatore della lista "Io amo
l'Italia".

Il rivale politico, per chi ha l'obiettivo di creare una
società che rispetti in tutto il Corano e la sua concezione
dell'Islam, "non è più un'alternativa con cui confrontarsi
su questioni politiche", perché secondo Allam, chi è un
oppositore diventa nemico della verità divina.
Cosa può fare l'Italia per la Tunisia e questi Paesi?
"Dobbiamo investire nella formazione dei giovani sull'altra
sponda del Mediterraneo affinché possano essere i
protagonisti della rinascita economica e dello sviluppo di
quei Paesi".

"Quelli del Nord Africa, per Allam, sono Paesi che hanno
risorse, ma hanno bisogno di formazione affinché possa
affermarsi il ceto medio. Questo è ciò che serve perché si
formi la democrazia in Paesi dove i soli centri di potere
sono state caserme e moschee. I giovani sono il 70% della
popolazione e non hanno bisogno di soldi, perché l'Africa è
ricca di risorse. Dobbiamo investire nella mente e nei cuori
dei giovani, affinché possano essere protagonisti della
valorizzazione delle risorse di cui dispongono".

BONIVER, (PDL): VIA ISLAMICA ALLA DEMOCRAZIA SEMBRA PER ORA FALLITA
"Certamente è integralista la mano che ha assassinato Belaid,
che ha fatto i conti prima con la dittatura di Ben Alì,
e che addirittura difendeva i diritti degli estremisti islamici".
Lo dice Margherita Boniver, del Pdl.

"Fino ad adesso, la via islamica alla democrazia sembra
essere momentaneamente fallita, non è riuscita a rovesciare
quei dati economici disastrosi prima delle primavere e che
proseguono. Oggi l'Egitto è sull'orlo del fallimento, siamo
sull'orlo di una catastrofe economica e civile".

Tutto ciò che succede a pochi chilometri dall'Italia, per
Boniver "ci rigurarda nel modo più stretto. L'Europa, che mi
sembra in una fase confusa per la politca estera, dovrebbe
costituire una forza economica di pace e correre in soccorso
sulla formazione e aiutando per mettere in piedi Pmi.
L'Europa i fondi ce li ha, l'importante è che vengano usati
bene e in fretta".

CROSETTO (FDI): DIFFICILE INTERLOQUIRE COI PAESI ISLAMICI
"Manca totalmente una politica estera europea che si occupi
di ciò che succede oltre i confini. In Tunisia abbiamo visto
di tutto: la democrazia può abbattere un dittatore, ma se non ha
fondamenti solidi diventa solo una nuova dittatura". Lo dice
il fondatore di Fratelli d'Italia Guido Crosetto.

Quello della democrazia, per il politico ex Pdl, "è un
problema per tutti i Paesi islamici, con cui è difficile
interloquire, perché noi siamo l'Occidente e l'Occidente in
quei Paesi da molti non è considerato un interlocutore. In
questo la politica di Obama non è stata lungimirante, nello
spingere la primavera araba".

Parlando della politica di difesa italiana ed europea,
Crosetto sostiene che "la difesa non è una cosa che si
costruisce pensando di usarla per invadere altri Paesi, è
una garanzia alla libertà, un po' come un'assicurazione
sulla vita".

"L'evoluzione del mondo - prosegue Crosetto - non avviene
sempre con percorsi pacifici. L'Africa è uno dei vulcani che
possono in ogni momento esplodere: non si vede una capacità
di leadership che li possa trasformare in interlocutori
democratici. Se esistesse un'Europa dovrebbe esistere anche
come difesa: il problema è vedere tutti i giorni che
l'Europa non esiste".

BOLDRINI (SEL): EUROPA NON HA SOSTENUTO LO SFORZO DEMOCRATICO
"Il processo democratico è difficile e lungo, la democrazia
non è solo votare, ma gestire il potere in modo democratico".
Così Laura Boldrini, candidata di Sinistra ecologia e libertà alla
Camera, sugli scontri in Tunisia seguiti all'uccisione del leader
dell'opposizione Chokri Belaid.

"La gente in Tunisia - sostiene Boldrini - è delusa, si
trova sempre con gli stessi problemi di mancanza di
giustizia e di lavoro, già presenti sotto il regime
precedente. Il nuovo Governo in carica da oltre un anno, non
ha ancora fissato le nuove elezioni, e c'è molto
malcontento".

L'Italia e la comunità internazionale, sottolinea ancora la
politica di Sel, "devono avere un ruolo importante, di
'istitutional building' contribuire alla costruzione delle
istituzioni democratiche".

"Penso che l'unica preoccupazione sempre presente in Italia
ed Europa sia quella delle ondate migratorie", commenta poi
Boldrini. "L'Europa si è trincerata due anni fa, sul
problema dell'arrivo di 27-28 mila giovani in cerca di
libertà. C'è stato un braccio di ferro tra Francia e Italia
e qualcuno ha persino fatto l'ipotesi di rivedere gli
accordi di Schengen sui controlli alle frontiere. Questo per
dire che l'Europa si è preoccupata solo dell'effetto
collaterale, dei giovani che arrivavano, ma non ha guardato
al problema generale di sostenere lo sforzo
democratico".

MAURO (SCELTA CIVICA): SERVIVA CONTRIBUTO AL DIBATTITO COSTITUZIONALE
In Tunisia, dichiara Mario Mauro, candidato con la lista Monti,
"ci sono le condizioni di un cocktail esplosivo".
Per Mauro c'è stata eccessiva timidezza, da parte dell'Italia,
"nel cercare di influire sulla democratizzazione della Tunisia,
non fornendo adeguato contributo al dibattito costituzionale.
Quando una rivoluzione comincia con l'idea di più libertà e
finisce col timore della Sharia c'è qualcosa che non va".

L'Europa, sottolinea Mauro, "ha interessi economici, ma
anche un interesse precipuo, che è la difesa dello Stato di
diritto. Promuovere interventi per la difesa di questo
fattore è indispensabile".

La destabilizzazione definitiva della Tunisia, ribadisce
poi il candidato montiano, "tocca interessi nazionali e un
interesse europeo, e sarebbe un inferno per l'Europa".
Su un meccanismo di difesa comune europea per Mauro "le
condizioni sono di grande difficoltà". C'è una buona
interoperabilità degli apparati di difesa dei diversi Paesi,
"ma il nodo rimane quello della politica, di voler con forza
il processo di integrazione che comporta una cessione di
sovranità. Questo fa a pugni con ciò che si sente dire nelle
campagne elettorali".(Public Policy)

LEP

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