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Twist d'Aula

pittarello aula twist 12 settembre 2015

ROMA (Public Policy) - di Massimo Pittarello - Aiuto, c’è troppa finanza a Palazzo Chigi. Molto spesso dimentichiamo che l’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa e la propria ricchezza l’ha costruita proprio sull’industria. Ad osservare i profili dei consulenti chiamati da Renzi a Palazzo Chigi, oltre ad un’eccessiva presenza toscana (ma non è una novità), emerge un preoccupante squilibrio delle competenze in materia finanziaria rispetto a quelle industriali. Volgarmente, ne sanno molto più di economia di carta che non di economia reale.

Ora, le personalità di quello che qualcuno ha chiamato il “governo ombra” hanno profili accademici e professionali di tutto rispetto. Ma, per esempio, figura chiave è Yoram Gutgeld (ora diventato anche commissario alla chimerica spending review), economista israeliano naturalizzato italiano, laureato in due materie non proprio concretissime come matematica e filosofia, è stato tra i big-boss di una celebre multinazionale della consulenza come McKinsey. Carlotta De Franceschi, poi, ha passato una vita in Goldman Sachs, Morgan Stanley e Credit Suisse, studiando inoltre a lungo i fondi di venture capital ed elaborando anche un “fondo di fondi” come strumento di attrazione di società d’investimento straniere.

Roberto Perotti (anche lui commissario alla spending review) è stato in Bce, Bankitalia e World Bank: curriculum eccellente, non c’è dubbio, ma forse non del tutto orientato agli aspetti della produzione manifatturiera.  L’unico specializzato in economia industriale è Marco Fortis. Le sue posizioni hanno sempre riscosso molto successo, ma hanno anche una lampante caratteristica: anche nel momento più buio della crisi non hanno mai smesso di evidenziare le potenzialità e le eccellenze dell’Italia.

Ora, è ovvio che Renzi non si sarebbe certo messo un “gufo” dentro casa ed anzi aveva bisogno di qualcuno che potesse sostenere la sua incessante professione di ottimismo. Però, certo, in questi ultimi anni proprio tutto bene non è andato. Ora, se da una parte non è certo facile trovare esperti di industria, qualche dubbio sulle competenze troppo votate agli aspetti immateriali dell’economia nella squadra di consulenti del premier può sorgere. Anche perché, da decenni, è in corso un’esasperata finanziarizzazione dell’economia che il crack del 2008 non ha nemmeno scalfito, visto che ci sono oggi in circolazione derivati pari a 9 volte l’ammontare del pil planetario, il 25% in più della massa esistente al momento della crisi.

D’altra parte, però, dal 2008 abbiamo perso un quarto della produzione industriale e il 20% della capacità manifatturiera. Attualmente, i consiglieri per le riforme economiche sono sette, ma tra qualche settimana, Andrea Guerra, per anni faro di Luxottica, salvo imprevisti diventerà presidente di Eataly, mentre Tommaso Nannicini, regista del Jobs act e della delega fiscale, dovrebbe tornare alla Bocconi. Ecco, l’augurio è che prima di procedere alle sostituzioni si potessero fare un po’ meno i conti in banca e un po’ di più in catena di montaggio.(Public Policy)

@gingerrosh

 

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