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Twist d'Aula
L'amarezza di Maria Elena

boschi 20 luglio 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Chi ha parlato con Maria Elena Boschi in questi giorni la descrive molto preoccupata. “Quando uno finisce per essere processato sui giornali per il suo carattere, criticato per un ego psicopatico che crea repellenza nell’opinione pubblica, vuol dire che non c’è più nulla da fare”, avrebbe ripetuto a diversi suoi interlocutori.

L’ex ministra è certamente amareggiata. Non tanto per l’incarico di sottosegretaria assunto nel Governo Gentiloni suo malgrado, in silenzio, fingendo fosse stata una sua ambizione e non una mossa di Renzi, che la voleva a Palazzo Chigi. Ma soprattutto perché le forzature dell’ex premier contribuiscono ad una situazione di tensione in cui rischiano di deragliare quasi tutti i treni su cui proprio Boschi ha lavorato fin da quando era ministra dei Rapporti con il Parlamento.

Oltre alla legge sulla cittadinanza, infatti, l’elenco dei provvedimenti che rischiano di non vedere la luce è lungo. Non solo la cruciale e determinante legge elettorale, in cui la paralisi è prima di tutto politica e sui è stato ufficializzato il rinvio a settembre. Ma anche, per esempio, la legge sulla liberalizzazione della cannabis, bloccata in commissione Affari sociali. Poi ci sono Biotestamento e le lunghe audizioni sul tema delle adozioni, a cui Boschi tiene in particolar modo. Lo stesso avviene per temi economici. Potrebbe slittare l’approvazione del travagliato ddl Concorrenza, visto che la commissione Industria ha rinviato alla prossima settimana il voto sugli emendamenti.

Poi, sono in contemporaneo esame provvedimenti delicati, tra cui due da chiudere a breve (la legge di delegazione europea e il decreto Mezzogiorno) e altri due politicamente delicati, come il Codice antimafia e la legge sui vaccini (“Se debbano essere obbligatori o facoltativi non lo deve decidere il Parlamento, ma esperti come all’Istituto superiore di sanità”, ha detto il capogruppo Luigi Zanda in Sala Zuccari martedì).

Non meno delicati, gli atti sui cui spingono i 5 stelle: la legge sui vitalizi e quella di riforma dei partiti. A destra, invece, hanno a cuore la legittima difesa. Segno che tutto si gioca sulle maggioranze variabili.

Mdp ha sostenuto il Governo sulle banche, ma ora c’è il passaggio al Senato. Forza Italia è pronta a farlo sui vaccini, M5s sul taglio dei costi della politica. Ma ogni provvedimento rischia di destabilizzare ulteriormente gli equilibri. E quindi non c’è certezza di nulla. Senza dimenticare la legge sul consumo del suolo arenata ormai da due anni, la pdl internet a firma Quintarelli, oltre ai bilanci interni delle due Camere.

Il tutto mentre all’orizzonte si affaccia la legge di Bilancio, ultimo vero scoglio della legislatura, l’unico che non può non essere superato. Dall’alto del Quirinale si stanno prendendo le misure e studiano le strategie. Tutto il resto è un Parlamento di fine legislatura e l’amarezza di Maria Elena.

Ci si rivede a settembre. Buone vacanze. (Public Policy)

@GingerRosh

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