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Twist d'Aula

pittarello aula twist 12 gennaio 2017

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - La storia ha confermato così tante volte l’inutilità delle commissioni di inchiesta parlamentari che ne addirittura è nato un proverbio: “quando si vuole insabbiare, si fa una bella commissione d’inchiesta”. Ora, poiché sulla questione delle banche ne potrebbe nascere un’altra, ci sono due altri esiziali e più grandi pericoli.

Da una parte, si potrebbe scatenare un ancor più acceso putiferio e una più strumentale propaganda sul già delicato e disastrato tema del credito. Ma, soprattutto, c’è il rischio di sovrapposizione e intralcio alle inchieste già in corso della magistratura.

Eppure, dal 31 gennaio la commissione Finanze del Senato esaminerà 13 ddl (presentati da Pd, Gal, Si, M5s, Lega, Misto…) per l’istituzione di una nuova commissione. Con un voto bipartisan su una decina di mozioni (anche qui: FI, Pd, Ncd, Si, Lega, Ala, M5s…) martedì la Camera ha chiesto altrettanto.

Renzi l’aveva annunciata un anno fa, alla messa in risoluzione delle quattro “fallite” e oggi sembra voler tornare alla carica. Se era tardi un anno fa, adesso è anche peggio.

Un’eventuale commissione, infatti, non partirebbe prima di diverse settimane e andrebbe comunque a decadere con l’imminente fine della legislatura. Oltretutto, non è chiaro se la commissione dovrà essere di inchiesta, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, o di indagine. E non è nemmeno pacifico se debba riguardare solo Mps o tutto il sistema.

Insomma, per le forze politiche l’importante è battere il tamburo della grancassa, mica fare davvero chiarezza. È evidente. Specularmente alla richiesta del capo dell’associazione delle banche (Abi), Antonio Patuelli, che invoca la pubblicazione della lista dei debitori insolventi, una commissione parlamentare sarebbe il tentativo della politica di scaricare e rimpallare le pur evidenti responsabilità sul tema del credito nella confusione delle accuse reciproche. Solo per citarne alcune.

Mentre per salvare gli istituiti di credito in Europa dal 2008 sono stati spesi 800 miliardi, in Italia andava in onda la litania del “nostro solido sistema”. E Renzi ha ritardato, aggravandolo, l’intervento pubblico in Mps pur di non doverlo ammettere prima del referendum. E mentre a Bruxelles si scriveva il “bail-in”, i nostri guardavano altrove, come anche sugli stress test o l’unione bancaria. Le scelte sbagliate sono sotto gli occhi di tutti e non c’è mica bisogno di chissà quale commissione di inchiesta.

Per eventuali responsabilità “penali” vere e proprie, invece, perché creare dei doppioni con i molti fascicoli già aperti dalla magistratura? Purtroppo, tra dichiarazioni, comunicati stampa e interviste, il carattere “politico” di indagini svolte da non professionisti in Parlamento potrebbe oscurare o insabbiare le inchieste tradizionali dei tribunali. Che, invece, sono le uniche che in passato sono riuscite a ottenere qualche risultato, come dimostra il caso Sindona.

A imparare ancora dalla storia, poi, è evidente che le commissioni parlamentari di inchiesta servono ad alimentare il caos, lo scarico di responsabilità, alla disperata ricerca di un capro espiatorio. E non arrivano mai a niente. In passato sono nate commissioni sulla disoccupazione, sugli enti locali in Sicilia, sulla città di Roma, sulla Rai, fino a quelle per le riforme istituzionali.

Ecco, che per caso qualcuno di questi problemi è stato risolto? Nemmeno quella sulla loggia P2, guidata da Tina Anselmi, durata tre anni e con 92 tomi di allegati, o quella sul caso Moro a 37 anni di distanza hanno mai prodotto risultati apprezzabili. Fino a passare dalla tragedia alla farsa, con le commissioni Mitrokhin e Telekom Serbia.

Se anche ne dovesse nascere un’altra, sarebbe solo l’ennesima (com)missione improbabile. E controproducente. (Public Policy)

@GingerRosh

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