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Twist d'Aula

pittarello aula twist 30 settembre 2016

di Massimo Pittarello

ROMA (Public Policy) - Che sia una mancia elettorale o una ritorsione, sarebbe comunque un peccato che finisse nell’immenso archivio delle promesse non mantenute.

L’accordo “concertativo” tra governo e sindacati per la prossima Stabilità (pardon, legge di Bilancio) prevede numerose misure sul fronte delle pensioni tra cui una che, forse, è l’unica a non aiutare solo i pensionati. Certo, sarà necessario verificare i tecnicismi, ma l’idea di poter cumulare gratuitamente tutti i contributi versati ai diversi enti è corretta, non solo per i pensionandi di oggi, ma soprattutto per quelli di domani.

Il lavoro, infatti, è divenuto sempre più flessibile, precario, instabile: è naturale, allora, che nel corso della propria vita professionale vengano utilizzati diversi enti previdenziali. E non trattandosi di una scelta, ma di un obbligo, perché poi il lavoratore è costretto a pagare per chiederne la ricongiunzione? Ora, quando alla Camera arriverà la Stabilità (nooo, si chiama Bilancio) sarà necessario leggere il testo e, soprattutto, vedere quali saranno le coperture.

I rumors dicono che sulle pensioni i sindacati abbiano chiesto 2,5 miliardi all’anno per tre anni, ma che si sia chiuso su 1,5. Vedremo. In attesa del solito assalto parlamentare alla diligenza, sul fronte pensioni, tra i molteplici provvedimenti sarebbe forse importante valorizzare quelli più strategici e universali che quelli contingenti e settoriali (come l’Ape).

Nel dettaglio, c’è da verificare se il ricongiungimento sarà sempre gratuito, o se verrà solo ripristinato il regime antecedente all’intervento Tremonti, quando, sia per le pensioni di vecchiaia che per quelle di anzianità, era gratuito passare dal regime da lavoro dipendente (ricco) a quello autonomo (povero), mentre era oneroso il passaggio in senso inverso. Da questo dipenderà l’ammontare della copertura necessaria.

Per il resto sembra che, con la totalizzazione di tutti i versamenti, ogni ente previdenziale erogherà la propria parte secondo i propri metodi di calcolo e sempre secondo il contributivo e mai il retributivo. Sarebbe misura equa, e nemmeno troppo astrusa: sommare le singole parti, unendole solo nel cumulo finale. Solo che ci perderebbero, e molto, gli enti di previdenza privata, quelli che più di tutti incassano quattrini dai ricongiungimenti.

Qui, però, non ci sarebbe necessità di copertura pubblica. Singolare, allora, che in un primo momento sembrava che le casse fossero escluse dal provvedimento, mentre dal testo dell’accordo pare ne facciano integralmente parte. Strano, perché il governo ha interloquito a lungo con le casse di previdenza per un loro ingresso (finanziamento?) del Fondo Atlante per i salvataggi bancari. Poi non se n’è fatto nulla.

Sarà per quello che ora gli arriva questa cattiva notizia? Meglio pensare che il ricongiungimento gratuito, in tempi di precariato e dinamismo, sia pensato come misura di equità. Tra l’altro, tra le tante “ossessioni pensionistiche” (come le chiama Giuliano Cazzola sul Foglio), forse questa è l’unica che assicura più equità anche a livello intergenerazionale.

In passato al Senato ci avevano provato esponenti del Pd, con alcuni emendamenti a prima firma Rita Ghedini e Maria Grazia Gatti, purtroppo senza successo. Speriamo sia la volta buona. (Public Policy)

@GingerRosh

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